Alimentazione: rischio carbofobia
I grassi saturi non aumentano il rischio di incorrere in patologie cardiovascolari
Dopo 40 anni di terrorismo medico e mediatico nei confronti dei grassi determinato dal famoso Seven Countries Study, uno studio dell'Università di Cambridge (Uk), pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine ha passato in rassegna circa 80 ricerche operate su un campione di oltre 500 mila persone. La conclusione è stata univoca: i grassi saturi non aumentano il rischio di incorrere in patologie cardiovascolari. ADDIO GRASSI - La gente è sorda. Non vuole ascoltare le informazioni distillate nelle campagne di informazione. Lo ha notato anche la rivista Time che di recente ha pubblicato un ampio dossier in cui pone l'accento come campagne “antigrassi” condotte da oltre 30 anni negli Stati Uniti non hanno avuto alcun effetto sull'obesità e sulle malattie ad essa collegata. La rivalutazione della dieta a basso contenuto di grassi ha ora portato a una reazione contro lo zucchero e altri carboidrati, lasciando il pubblico più confuso che mai. A peggiorare le cose, gli scienziati sono ormai ai ferri corti sul consumo eccessivo di grassi o di carboidrati per quanto riguarda benessere e salute. È necessaria un'attenta rivalutazione. RIUNIONE – Di questo si è parlato a Firenze. Per una giornata intera, lo scorso 24 marzo. A Palazzo Strozzi. Durante il Meeting “Food Science & Food Ingredients: the need for reliable scientific approaches and correct communication”. Tante le argomentazioni in tema di nutrizione: “Le future ricerche nel campo della scienza della nutrizione avranno bisogno di nuovi e innovativi modelli sperimentali che prendano in considerazione - oltre l'effetto biologico - altri aspetti della nutrizione umana quali aspetti psicologici, culturali e sociali, che sono in definitiva legati alla scelta alimentare” ha sottolineato il Professor Furio Brighenti, Presidente della SINU (Società Italiana Nutrizione Umana) e Ordinario del Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell'Università di Parma. NUTRIENTI - Quali si prevede siano i modelli di studio più idonei per le ricerche nel campo della nutrizione? “La ricerca fondamentale in ambito nutrizionale richiederà anche modelli sperimentali meno ovvi, che tengano in considerazione - oltre all'effetto biologico - anche altre dimensioni dell'alimentazione umana quali gli aspetti psicologici, culturali e sociali legati alle scelte alimentari”, conclude Brighenti. “L'approccio che studia i singoli nutrienti è necessario per aiutare a definire risposte biochimiche a quell'elemento, ma non è in grado di cogliere la risposta ad una alimentazione complessa come quella umana” ha commentato il Professor Dennis Bier Direttore dell'American Journal of Clinical Nutrition.
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