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A Sabrina Impacciatore il Premio Scattini: "Monica era un’attrice vitale e appassionata"

A Sabrina Impacciatore il Premio Scattini: "Monica era un’attrice vitale e appassionata"

Per me è un grande onore ricevere il Premio Monica Scattini. Non ho mai lavorato con lei, ma ci conoscevamo e ci eravamo tanto simpatiche. Era un'attrice strepitosa e forse sottovalutata. Una donna vitale e appassionata”. Con affetto e commozione Sabrina Impacciatore ha ricordato l’attrice romana scomparsa tre anni fa, ricevendo al SabaudiaFilm.Com il riconoscimento a lei dedicato. Dalla piazza comunale della cittadina pontina l’Impacciatore ha poi introdotto “A casa tutti bene” di Muccino, che ha segnato per l’artista il debutto come sceneggiatrice. “Gabriele mi chiamò un giorno alle nove del mattino per dirmi che oltre a essere una dei protagonisti del film, lo avrei dovuto aiutare a scriverlo - ha raccontato a Il Tempo l'attrice - E’ stato un battesimo epifanico. Ho sempre scritto per conto mio, ma Gabriele mi ha costretta a guardare dentro di me e rendere pubblica la mia espressività. E io mi sono lasciata andare perché tra noi c’è un rapporto di fiducia, stima e grande affetto che dura ormai da diciotto anni (da quando hanno lavorato insieme ne “L’ultimo bacio”, ndr). E chissà che dopo aver rotto il ghiaccio con questa esperienza, non possa ricapitare di scrivere ancora”.

Scoperta da Gianni Boncompagni, Sabrina Impacciatore inizia il suo percorso artistico negli anni Novanta a "Domenica In". Nella sua carriera ultra ventennale è stata diretta da Citto Maselli ne "Il compagno" (il suo debutto sul grande schermo) e Ettore Scola in “Concorrenza sleale”. Mel Gibson le ha affidato, invece, il ruolo di Serafica ne “La passione di Cristo”. Ma nel suo curriculum sono presenti anche diverse commedie: da "Manuale d'amore" di Giovanni Veronesi a "Sei mai stata sulla luna?" di Paolo Genovese. “A volte la commedia viene screditata perché se ne abusa al cinema - ci ha detto ancora l'attrice - Bisogna puntare sulla qualità e non a fare incassi. La commedia alta che parte dalla grande tradizione autoriale è difficile da realizzare, ha delle regole ferree che se vengono tradite non può funzionare. Il merito della vera commedia è riuscire attraverso il sorriso e la risata a veicolare anche i temi più profondi".  

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