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Li regazzini del 1849, arte poliedrica in scena al Flaiano

Gianluca Dodero
Gianluca Dodero

Finalmente! E' da tanto tempo che scrivo di Roma, su Roma, in maniera disomogenea, frammentaria e istintiva. Sin da bambino nutro nei suoi confronti una passione divorante, un amore che va oltre il parentale. Da bambino piangevo ogni qualvolta ne vedevo i monumenti, poi ho iniziato a percorrerla a piedi. Chilometri su chilometri su chilometri e sono solo all'inizio. Perchè Roma è un cammino.

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La scorsa settimana, organizzata dal Teatro Orazero, è andato in scena al Flaiano uno spettacolo davvero poliedrico, interpretato dalla bravissima attrice-burattinaia Susanna Giampistone, e scritto dal Maestro Roberto Bruni, presidente dell'Associazione “Gli Amici di Righetto”. La peculiarità è stata l'unione di un dramma surreale scritto e recitato in romanesco – quello vero! – riguardante l'azione eroica degli “umili regazzini” del 1849, che hanno donato la vita combattendo per la Repubblica Romana, e delle storie moderne di ragazzini vittime di bullismo, del rifiuto scolastico, dell'esclusione sociale. Lo spettatore entra subito in empatia con la bravissima attrice, e prova una commossa partecipazione. Da una parte, per gli echi di un senso identitario, di un dialetto lontano e così bello da riscoprire, per il senso di stupore incredibile che ogni volta suscita la storia di Righetto, quella Roma perennemente sospesa tra l'ardore ideale di un nuovo e più giusto avvenire e la sempiterna tradizione curialesca; dall'altra per il grido dolente e inascoltato degli ultimi della società odierna. Un connubio sicuramente da riproporre nelle scuole romane, per la straordinaria importanza della diffusione della storia e delle storie interpretate.

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