Una notte al Brancaleone, techno a tutto volume e alcol a fiumi
«La repressione serve solo a rafforzare e unire l’oppresso». C’è scritto così sul muro della sala da ballo del centro sociale Brancaleone. Per «unirsi a combattere la repressione», però, serve il contante. Il bancomat, per pagare l’ingresso nello stabile autogestito nel quartiere Montesacro, «è rotto e non è possibile collegarsi alla rete». La donna al banchetto è perentoria: «Si paga cash». Prende la banconota da dieci euro e poi timbra il braccio. Nessuno scontrino. A quel punto arriva il via libera a «WAO Festival», una serata di musica techno che si è svolta lo scorso 31 maggio. Eppure è scritto nero su bianco sui documenti del Comune di Roma: dal 31 gennaio 2017 il dipartimento Cultura ha sospeso l’autorizzazione «per spettacoli musicali e trattenimenti danzanti».
Dal cancello su via Levanna si entra nella palazzina autogestita dal 1990, nel Municipio III. Da oltre trent’anni il Brancaleone è un punto di riferimento per la scena musicale e sociale romana: concerti, assemblee, proiezioni. Lo scorso 31 maggio la festa era dietro l’edificio, in uno stabile coperto da un grande telone di plastica. Si supera l’ingresso e si apre la sala da ballo: buia, la gente in pista fuma e balla, due dj alla console e musica techno a tutto volume. Talmente alto da sentirsi già dalla strada, anche a diverse decine di metri di distanza. E nel 2023, infatti, i residenti avevano inviato un esposto al Municipio in cui chiedevano di far cessare «le immissioni sonore e la prosecuzione degli eventi danzanti». Chi abita nella zona scuote la testa: «Sono passati tre anni dalle nostre segnalazioni eppure non è cambiato assolutamente nulla». Le serate proseguono, i bassi continuano a rimbombare tra i palazzi di via Levanna e i residenti restano ad aspettare una risposta.
Come in ogni serata non mancano le bevande. Birra, drink, tutto al bancone che si trova tra la pista e i bagni. Quattro euro una birra, cinque un calice di vino. Un bar che, sulla carta, non dovrebbe servire nulla: dal 26 giugno 2023 il Municipio III ha vietato «la prosecuzione dell’attività di somministrazione». Eppure gli alcolici si vendono ancora. E si pagano comodamente con il Pos.
Al "Branca" è liberi tutti. Niente autorizzazioni e nessuno controlla
Tre gli accessi alla sala: uno dà sul parco dell’Aniene, dove d’estate si apre anche lo spazio esterno con il bar per prendere «birrette e tanto amore», come pubblicizzano sulla pagina social. Un altro ingresso collega la sala da ballo al cortile interno e il terzo collega tendone, palazzina e strada. Tre vie, in teoria. Ma a mezzanotte del 31 maggio, quella principale - dal tendone al cortile - è chiusa con un lucchetto. Restano solo due uscite: verso il parco e verso via Levanna, passando da una serie di gradini che collegano i diversi piani. In molti si chiedono che cosa accadrebbe se scoppiasse un incendio e sottolineano le possibili difficoltà durante un’emergenza, con un ingresso sbarrato e l’altro che affaccia su un’area verde e potenzialmente infiammabile. A un aspetto, però, al Brancaleone tengono particolarmente: informare sui pericoli dell’utilizzo sregolato di stupefacenti. Sui muri una serie di cartelli avvertono: «Sostanze mischiate, rischi inaspettati». All’esterno, un gruppo di ragazzi ha allestito un banchetto con opuscoli su effetti e rischi delle droghe: Lsd, Mdma, hashish e marijuana. Insomma come se nel castello di Dracula informassero del "saporaccio" del sangue.
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