la "dolce vita" dei vandali
Fontane come piscine, boom di sanzioni per i turisti
TurC’è chi si toglie le scarpe e si limita a un pediluvio, chi tira fuori il sapone dallo zaino e si lava alla luce del sole e chi, addirittura, sfoggia il costume migliore per tuffarsi e improvvisare qualche bracciata. Sono i nuovi incivili della Capitale che, emuli di Anita Ekberg ma meno divi e affascinanti, trasformano le fontane della città in bagni privati, terme o piscine. Episodi di degrado, certo, ma anche di vandalismo, che riaccendono l’annosa questione dei rischi che corre il patrimonio artistico e architettonico del centro storico. Il fenomeno, si sa, si accentua nei mesi estivi, quando muoversi tra i vicoli e le piazze simbolo della Grande Bellezza significa boccheggiare per ore. Nelle giornate di caldo africano, adulti e bambini non resistono alla tentazione di "sguazzare" nelle vasche monumentali: sfuggono ai vigili urbani che presidiano i luoghi più frequentati, superano le recinzioni e si immergono nella speranza di poter trovare refrigerio almeno per qualche minuto.
Tuttavia, le basse temperature dei mesi invernali e primaverili non fermano i più audaci. A testimoniarlo sono i numeri. Nei primi sei mesi di quest’anno, la polizia locale ha sanzionato più di 50 persone per comportamenti di spregio nei confronti delle fontane situate nel cuore della Capitale. Circa un 40% in più rispetto allo stesso semestre ma del 2025. Soggetti che sono stati "pizzicati" in gran parte dagli agenti del I Gruppo Centro durante i servizi di vigilanza svolti nelle zone a più alta affluenza turistica. E luglio non promette niente di meglio. Dall’inizio del mese, i casi nei quali è scattata una sanzione per condotte illecite nelle vasche sono stati più di dieci. Le multe sono salate: vanno dai 160 ai 450 euro, a seconda della gravità della violazione, e possono salire fino a 550 euro se per la fontana in questione è previsto il Daspo. In vetta alla classifica degli specchi d’acqua che più vengono presi d’assalto dai bagnanti incivili c’è Fontana di Trevi. Circa il 75% dei soggetti sanzionati, forse animato dal sogno di rivivere la scena cult del film di Federico Fellini "La Dolce Vita", sceglie la vasca monumentale ideata da Nicola Salvi per vivere al meglio la propria vacanza romana. Seguono la Fontana dei Quattro Fiumi, la Fontana del Moro e la Fontana del Nettuno di piazza Navona, ma anche la Fontana della Barcaccia di piazza di Spagna, la Fontana di piazza della Rotonda e la Fontana delle Naiadi di piazza della Repubblica.
L’ultimo episodio risale a cinque giorni fa, quando una coppia di turisti si è tuffata nella vasca di fronte al Pantheon e si è fatta riprendere con il cellulare per pubblicare poi il video della bravata sui social e fare il pieno di like. Un caso simile pochi giorni prima, la sera del 17 giugno. Tre ragazzi in abbigliamento intimo hanno approfittato delle luci della sera per rinfrescarsi in piena città. Teatro del tuffo la scenografica Fontana delle Naiadi in piazza della Repubblica, realizzata come mostra dell’Acqua Pia Antica Marcia per volontà di papa Pio IX e con i gruppi in bronzo raffiguranti quattro gioiose ninfe, ognuna adagiata su un animale marino che simboleggia l’acqua nelle sue diverse forme. Dal rito incivile non si salvano neanche le due vasche di piazza Pia, inaugurate nel dicembre 2024. Pensate per accogliere i pellegrini e i visitatori in cammino verso il Vaticano, le due opere a pianta circolare sono diventate piscine per bagni e abluzioni.
Un’usanza che ha fatto storcere il naso a Mariacristina Masi, consigliera capitolina di Fratelli d’Italia. «La riqualificazione di piazza Pia rappresenta un intervento evidente e, sotto molti aspetti, positivo. Aver restituito ai pedoni uno spazio di grande pregio davanti alla Basilica di San Pietro, spostando il traffico veicolare nel sottovia, è una scelta che ha segnato una svolta importante per la città», ha premesso. Per l’esponente di FdI, però, il punto è che le vasche non possono diventare appannaggio dei vandali. «Le grandi fontane realizzate nella nuova piazza, durante questa estate, si sono trasformate di fatto in vere e proprie piscine. La loro conformazione avrebbe dovuto far prevedere un utilizzo improprio da parte di turisti e visitatori. Assistiamo quotidianamente a persone a torso nudo che fanno il pediluvio davanti alla Basilica di San Pietro o addirittura utilizzano le vasche per fare il bagno, con evidenti ripercussioni sul decoro di uno dei luoghi più rappresentativi della Capitale», ha spiegato la consigliera capitolina. Ecco perché è passata all’azione e ha predisposto un atto da presentare in Assemblea Capitolina, chiedendo all’Amministrazione «di valutare una revisione delle fontane o, quantomeno, di adottare soluzioni che ne delimitino l’accesso e impediscano comportamenti incompatibili con il valore storico, artistico e religioso del contesto».