Cerca
Edicola digitale
+

Viaggio nella Capitale bollente. Piazza Venezia a 64 gradi, Colosseo da incubo

Esplora:

Gabriel Bernard
  • a
  • a
  • a

Alle due del pomeriggio, davanti alla Fontana di Trevi, il termometro segna 38 gradi. L’asfalto no, l’asfalto va oltre i 60 gradi. La stessa scena si ripete al Pantheon, all’Altare della Patria, in piazza dei Cinquecento e a piazza di Spagna. Sono isole urbane di calore: aree della città che presentano temperature più alte rispetto a quelle circostanti. A fotografarle, letteralmente, è una termocamera, uno strumento a infrarossi che rileva l’energia termica invisibile emessa da qualsiasi oggetto e la traduce in un’immagine dove i colori più caldi indicano le temperature più alte.

Le misurazioni iniziano all’una, da piazza Venezia. I sampietrini sono a 64 gradi: il primo record della giornata. Gli esperti spiegano che la causa è nel materiale. L’asfalto, così come il basalto con cui sono fatti i sampietrini, accumula il calore dell’irradiazione solare; anche con l’aria a 37 gradi, la superficie può facilmente raddoppiare quel valore prima di disperderlo nell’ambiente. Il risultato è un riscaldamento radiante, sempre acceso, sotto i piedi. E a poco servono gli ombrelli e ventilatori portatili usati dai turisti. Al Pantheon la piazza tocca i 59 gradi, mentre la temperatura all’ombra del tempio romano si aggira sui 35. È il predecessore, involontario (o forse no), dei moderni rifugi bioclimatici pensati apposta per proteggere dalle isole di calore.

L’ondata che ha investito Roma tra giovedì e venerdì, con picchi di temperatura tra i 37 e 38 gradi, non ha risparmiato nessuna delle piazze simbolo del centro. A piazza di Spagna i turisti fanno la spola verso la fontana della Barcaccia, borracce alla mano: qui i sampietrini segnano 59 gradi. Pochi passi più in là, a piazza del Popolo, il termometro puntato sulla piazza, al suolo sale ancora, fino a 61 gradi. In quelle ristrutturate in occasione del Giubileo, come piazza Risorgimento e dei Cinquecento, la temperatura della pavimentazione si ferma poco più in basso, tra 50 e 55 gradi. Numeri comunque alti che raccontano soprattutto un’assenza, quella del verde e delle alberature, indispensabili per raffrescare le superfici e schermare il contatto diretto con la radiazione solare. Basta guardare Villa Borghese per capirlo: lungo il viale Valadier, sotto le chiome degli alberi, l’asfalto scende fino a 37 gradi. Un’altra città, a poche centinaia di metri di distanza, ma basta "fotografare" una radura, nello stesso parco, per veder schizzare di nuovo il termometro.

Al Colosseo la situazione è definita, senza mezzi termini, infernale: 64 gradi, il picco più alto della giornata. I turisti invadono le aiuole in cerca dell’unica ombra disponibile, quella degli alberi, nonostante i cartelli e i richiami della polizia locale, pronta a far spostare chi si siede sui resti delle colonne romane. Chi resta in fila per entrare nell’Anfiteatro Flavio trova un minimo di sollievo nei nebulizzatori posizionati lungo il percorso d’ingresso.

Uno studio di Legambiente misura il fenomeno su scala più lunga: a Roma la temperatura media di giugno è salita di 4 gradi in cinquant’anni, tra il 1975 e il 2025. Anche i parchi, spesso indicati come rifugio naturale, soffrono per la scarsa manutenzione. Al parco del Pineto, che il 4 luglio ha perso decine di ettari a causa di un incendio, l’erba ingiallita non aiuta: la termocamera segna 45 gradi al suolo. Con le alte temperature e senza irrigazione, il terreno perde umidità e favorisce la propagazione degli incendi. Per Paola Muraro, presidente di ODAF Roma, la cura del verde pubblico e privato «non e solo una questione di decoro urbano, ma una vera e propria prevenzione strutturale: va effettuata su base stagionale, con criteri agronomici e colturali, e non gestita in via emergenziale».

Dai blog