"Tor Bella" e Quarticciolo. Con i carabinieri nel cuore delle piazze di spaccio
Le serrande dei negozi ancora chiuse, i cortili dei palazzi popolari vuoti e silenziosi, poi il rumore dell’elicottero dei carabinieri e l’arrivo di cento uomini dell’Arma. È iniziato così il blitz delle forze dell’ordine, ieri mattina, nelle roccaforti della droga del Quarticciolo e di Tor Bella Monaca. Prima, dal cielo, sono stati inviati i droni in avanscoperta, «lo strumento migliore - spiegano gli esperti - per monitorare l’area: si studia il terreno, i movimenti degli spacciatori e poi si mandano gli uomini sul campo».
La scena è sempre la stessa: alla vista delle divise le giovani «vedette» iniziano a correre e a nascondere lo stupefacente, «le guardie, le guardie». Ma ormai è tardi, i militari arrestano in tutto 24 persone: quattro durante i controlli sono risultate destinatarie di ordine di carcerazione. E non solo. Altre dieci persone denunciate per vari reati, si va dalla detenzione di droga alla ricettazione, dal porto di armi e oggetti atti a offendere al falso. Poi le oltre cinquecento dosi di stupefacente sequestrato: crack, cocaina, marijuana, hashish.
Al Quarticciolo, le «gazzelle» dei carabinieri bloccano via Ostuni e via Cerignola, una chiusura a tenaglia che isola le piazze di spaccio del quartiere. E lì, all’incrocio con l’arteria di viale Palmiro Togliatti, avviene il primo arresto: uno spacciatore con sedici dosi di crack e 75 euro in contanti nelle tasche. Seduto su una scalinata all’angolo della via, un uomo grida: «Andate via, non sto facendo niente». È un cliente, uno che lo stupefacente lo compra e lo utilizza, e gli investigatori lo conoscono bene. Prima le urla, poi si calma e resta collaborativo. Il secondo arresto avviene poco dopo, un altro ragazzo nordafricano con in tasca quattro dosi di crack e cento euro in contanti. A essere arrestati sono gli ultimi elementi della «catena dello stupefacente», quelli che svolgono la manodopera, la vendita del prodotto. Il sistema, spiega chi lo conosce bene, funziona così: quando arriva la «retta», ossia il carico di sostanza, questa viene tagliata e suddivisa in «pallette», piccoli involucri in plastica con all’interno la droga, da quindici o venti dosi che poi vengono vendute.
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Sono le dieci del mattino, gli uomini dell’Arma hanno iniziato da poco l’operazione e le unità dell’antiterrorismo delle API (Aliquota di Primo Intervento) pattugliano avanti e indietro i cortili dei lotti del quartiere. Elmetto in testa, fucile imbracciato e passamontagna che lascia scoperti solo gli occhi. I residenti del Quarticciolo ormai queste scene le conoscono bene, gli ultimi mesi la pressione sulle reti criminali e la presenza costante dei militari ha reso queste immagini la quotidianità. Alcuni scendono in strada a vedere cosa accade, altri passano come nulla fosse, come un’anziana che torna a casa dopo aver fatto delle commissioni. Passa in mezzo a due uomini delle Api, imbracciano i fucili e presidiano l’ingresso della piazza, lei in mano ha un bastone con cui si aiuta a camminare, raggiunge il portone e bisbiglia mentre lo chiude «Quando arrivano - dice la signora - riescono a pulire un po’ il quartiere, ma poi questi spacciatori tornano dopo pochi giorni». E i cittadini chiedono che di queste operazioni ne avvengano sempre di più.
Nel frattempo i militari controllano ogni angolo, passano al setaccio i tombini, le cabine elettriche e del gas, poi gli angoli tra i palazzi, le aiuole e i tronchi degli alberi. Tutti luoghi che gli spacciatori sono soliti usare come nascondigli per occultare le dosi da vendere durante la giornata. Poi si va di casa in casa per controllare che gli alloggi sfitti non siano stati occupati da malviventi o disperati.
In contemporanea la stessa operazione avviene all’ombra delle torri di Tor Bella Monaca. Qui i militari hanno posizionato posti di controllo lungo via dell’Archeologia e ispezionano le auto in transito. Ed è così che trovano una mazza da baseball, munizioni per armi da fuoco e coltelli. I carabinieri entrano anche nei garage e nei seminterrati dei palazzi popolari. Si muovono nel buio con le torce accese, tra lamiere, materassi abbandonati e cumuli di rifiuti. Controllano i vani ascensore, le intercapedini dei muri, i locali tecnici, ogni angolo che potrebbe essere trasformato in un deposito per droga, armi o soldi. L’operazione di ieri è parte di un piano di azione continuativo e condiviso con le altre forze dell’ordine, secondo le linee guida del prefetto di Roma Lamberto Giannini e condiviso in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Con il passare delle ore nei due quartieri torna la quotidianità: qualcuno scende a buttare la spazzatura, qualcun altro attraversa la piazza per raggiungere bar e negozi mentre i carabinieri continuano a setacciare i cortili dei lotti popolari. Dai balconi c’è chi osserva in silenzio e chi invece commenta a voce alta ogni arresto. I più giovani restano agli angoli delle strade a guardare i controlli senza avvicinarsi troppo.
Quando arriva la sera finisce l’operazione dei militari, ma resta la preoccupazione di chi in quelle case ci vive e sa bene come le reti criminali siano capaci di riorganizzarsi per mantenere il controllo della strada, in una quotidianità che le forze dell’ordine stanno cercando di spezzare. «L’azione di contrasto nelle piazze di spaccio dei vari quartieri periferici romani va avanti da tempo. La strategia si muove su due direttrici: una riguarda la presenza delle pattuglie sul territorio, l’altra segue la linea investigativa della Procura. Le inchieste sono numerose e hanno portato all’esecuzione di diverse misure cautelari», ha dichiarato il colonnello Adolfo Angelosanto, comandante del Reparto operativo dei carabinieri.
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