Monopattini, rilasciate 13mila targhe ma i veicoli in sharing solo a Roma sono 13.500
Quella in programma per la giornata di domani rischia di essere una falsa partenza. Come previsto dal nuovo Codice della Strada, entro oggi tutti i proprietari di monopattini elettrici avrebbero dovuto dotare i propri veicoli di una targa identificativa per continuare a circolare in città, ma la possibilità che siano riusciti a riceverla in tempo è remota. Migliaia di pratiche risultano ancora inevase e per molti utenti la consegna fisica del contrassegno è destinata a slittare. Lunedì scorso, a cinque giorni dalla scadenza, i "targhini" rilasciati nella Capitale erano 13.000. Pochi, se si considera che a Roma solo i monopattini in sharing sono 13.500. Questo vuol dire che buona parte dei possessori dei veicoli sarà costretta a riporre temporaneamente in garage i mezzi a due ruote, a meno che non voglia richiare di incorrere in sanzioni amministrative che vanno dai 100 ai 400 euro.
«Le pratiche residue sono attualmente in lavorazione. Negli ultimi dieci giorni si è registrato un incremento significativo delle richieste, pari a circa il 60% del totale delle istanze presentate, con un conseguente picco operativo a ridosso della scadenza. Gli uffici stanno procedendo alla lavorazione e al rilascio dei contrassegni secondo l’ordine e le modalità previste dalla normativa vigente», fanno sapere dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La nuova misura ha l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza in strada e imporre una stretta sullo sciame impunito di veicoli che ormai da anni invade strade e marciapiedi. Ecco perché non sono previste proroghe. «L’andamento delle prenotazioni presso gli uffici è stato oggetto di costante monitoraggio e sono stati aperti ulteriori slot per consentire un maggior numero di appuntamenti e ridurre i tempi di attesa. Da domenica (domani) la circolazione con monopattino elettrico privo di contrassegno identificativo configura una violazione della normativa vigente», spiegano ancora dal Mit.
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Delucidazioni che non convincono "Dott", una delle tre aziende di micromobilità che svolgono il servizio per conto del Comune. «Il piano di implementazione sui mezzi presenti a Roma (4.500, ndr) è partito, ma non è stato possibile avviarlo nei tempi inizialmente previsti a causa delle difficoltà riscontrate sul portale dedicato, che per diverse settimane (esattamente 28 giorni) non ha consentito di ottenere appuntamenti utili», chiarisce l’operatore, definendo «scorretto» che «cittadini e imprese debbano farsi carico delle conseguenze di inefficienze o rallentamenti amministrativi». Confermando piena disponibilità ad adeguarsi alla normativa nel minor tempo possibile, l’azienda sottolinea che «forse sarebbe stata necessaria una fase di assestamento per un cambiamento operativo di questa portata».
Dubbi stanno emergendo anche sulla resistenza del "targhino", che altro non è che un adesivo plastificato. Chi lo ha già applicato sul parafango posteriore o sul piantone dello sterzo, ha constatato che il contrassegno, qualora la superficie non sia pulita, sgrassata e ben asciutta, fatica ad aderire e potrebbe staccarsi in breve tempo. Non solo. «Le superfici destinate all’applicazione sono frequentemente curve, ruvide o realizzate in plastica porosa, rendendo di fatto impossibile far aderire l’etichetta in modo uniforme», evidenzia Assoutenti nell’istanza inviata al Mit. Confusione che cresce anche in vista della prossima scadenza, quella del 16 luglio. Da quel giorno, infatti, sarà tassativa anche la copertura assicurativa RC (Responsabilità Civile), il cui obbligo sarebbe dovuto scattare sempre domani ma che è stato posticipato su richiesta dell’Ania (Associazione nazionale delle imprese assicuratrici). Le criticità riscontrate in fase di preparazione non avrebbero consentito la piena funzionalità dei sistemi per l’emissione delle polizze. Uno strumento che il Mit ha voluto introdurre per assicurare il risarcimento di eventuali danni causati a pedoni, ciclisti o altri utenti della strada.
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