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Case "popolari" con spese deluxe. Il caso si allarga, bufera sul Comune

Martina Zanchi
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Da Roma Nord fino al Nuovo Salario e Prati Fiscali. Il paradosso delle case «popolari» di lusso si allarga ad altri quartieri interessati dalle compravendite tra Comune ed Enasarco. Domenica scorsa Il Tempo ha pubblicato il caso di un condominio sulla Cassia, al civico 1712, in cui il Comune entro il 2026 potrebbe comprare dall’Enasarco nove appartamenti da adibire a case popolari, peccato che in quel complesso le spese condominiali vanno da 250 a 500 euro al mese. Costi fissi che rischiano, quindi, di essere ben più elevati di un eventuale futuro canone di locazione. Quello di via Cassia però non è l’unico caso.

Al civico 32 di via Silvani, zona Nuovo Salario (nella foto in questo articolo), tra portineria e giardinaggio (che serve per curare il parco privato e i suoi grandi alberi, abeti e pini), per un appartamento di meno di cento metri quadrati la signora Mara - nome di fantasia - spiega di pagare circa 700 euro di condominio a trimestre, più il conguaglio annuale. Lo dimostra l’ultimo bollettino da 717 euro con scadenza questo mese. Qui il Comune potrebbe comprare quattro alloggi da 47, 55, 89 e 76 metri quadrati, inseriti nell’elenco allegato alla delibera con cui l’Assemblea capitolina, a dicembre scorso, ha riconosciuto l’interesse pubblico alle acquisizioni dall’Enasarco. Un piano complessivo per 1.040 appartamenti, di cui 338 già rogitati, che vale secondo il Campidoglio 250 milioni di euro.

L’obiettivo è quello di aumentare il numero di case «Erp» per rispondere alle istanze delle circa 17 mila persone iscritte alla graduatoria. Ma al Nuovo Salario, come sulla Cassia, l’operazione preoccupa e non poco: «Lungi da noi fare discriminazioni - commenta l’inquilina - Ma ci chiediamo chi pagherà le spese condominiali. Non è questo il modo di risolvere il problema dell’emergenza abitativa, perché oltretutto metteranno a disagio i futuri assegnatari. Chiediamo che la delibera venga bloccata». Le case di via Silvani infatti non rientrerebbero tra quelle già rogitate e la speranza dei condòmini è che il Campidoglio si fermi in tempo.

Poco lontano dal Nuovo Salario, altre tre case dell’elenco si trovano al 258 di via dei Prati Fiscali. Un’inquilina, Sandra (anche questo è un nome di fantasia, perché come Mara non desidera essere identificata), esibisce un bollettino «mensile di 335 euro» come rata ordinaria che comprende - spiega la signora - giardinaggio, portineria, acqua, riscaldamento e una piccola pertinenza. Al 258 il Comune potrebbe comprare (anche qui non ci sarebbe stato ancora il rogito) un alloggio di 157 metri quadrati, che Sandra spiega essere simile al suo, uno di 164 e un altro di 146, tutti con rendite catastali tra 1.800 e 2.100 euro. Si tratta di case tra i 6,5 e i 7,5 vani, adatti a famiglie anche numerose, e la preoccupazione degli inquilini è la stessa che serpeggia al Nuovo Salario e sulla Cassia: chi arriverà domani, potrà permettersi di pagare le spese?

«Ci hanno detto che se ne faranno carico loro - dice la signora Mara, riferendosi al Comune - ma dove sta scritto? Per ora sono solo parole». Restano comunque perplessità sul perché il Campidoglio abbia inserito in un’operazione di edilizia residenziale pubblica alloggi con costi fissi lontani anni luce dai canoni dell’Erp. Se invece la soluzione fosse quella prospettata dal presidente della commissione capitolina Patrimonio, Yuri Trombetti, sentito domenica da Il Tempo, ovvero che in casi come questi potrebbe essere adottata «una deroga per mettere persone vicine al ceto medio che però non riescono a pagare un affitto elevato», verrebbe tradito il fine iniziale, ovvero dare case a chi ha redditi bassi o bassissimi. Sulla questione il capogruppo capitolino della Lega, Fabrizio Santori, ha le idee chiare: «L’operazione Enasarco di Roma Capitale è economicamente insostenibile e rischia di trasformarsi in un danno per cittadini e casse pubbliche».

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