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Una vita a proteggere i giudici: "Ora mi sfrattano ma ho sempre pagato"

Gabriel Bernard
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«Sono stato un servitore dello Stato e ora mi sento un servo. Abbandonato proprio nel momento più difficile, adesso che sto per essere sfrattato». Giuseppe Ciafardoni, 71enne romano ora in pensione, ha passato la vita come impiegato civile assegnato alla guida delle auto blindate che trasportavano i magistrati, da Giovanni Falcone a Carlo Nordio. Vive in via Alfonso Splendore e anche lui, dopo aver ricevuto la notifica, rischia lo sfratto come è accaduto cinque giorni fa al finanziere Massimiliano Rossetto. Insieme a loro, altre 10 famiglie rischiano lo sfratto a Collina delle Muse, al centro di una disputa legale tra inquilini e società. Ciafardoni guarda la moglie Laura e i due gatti Ulisse ed Ercole: «Speravo di dare una casa e un futuro dignitoso a tutti loro e invece mi ritrovo in questa situazione»

A cosa si riferisce?
«A quello che sta succedendo con la società Boccea Gestioni Immobiliari. La storia inizia nel 2004, quando la prefettura di Roma pubblica un bando per l’assegnazione di 54 alloggi al personale delle forze dell’ordine impegnato nella lotta alla criminalità organizzata. Nel 2005 mi è stato assegnato un alloggio e nel 2006 ho firmato il contratto di locazione con la società, che all’epoca si chiamava Boccea Imprese Riunite, con un canone di circa 450 euro»

Una spesa che poteva affrontare?
«Sì, ma proprio riguardo al canone sono sorti dei problemi. Nel 2015 il Comune ha ricalcolato i prezzi massimi di cessione per tutti i piani di zona e, nel nostro caso, il valore è risultato inferiore del 40% rispetto a quello che stavamo pagando»

Poi?
«Pare che ci sia stato un errore di calcolo da parte dell’Amministrazione (sulle cifre erogate, nda): un contributo pubblico di un milione e 900 mila euro invece di un milione e 123 mila euro. Così la Boccea Gestioni Immobiliari ha fatto ricorso al Tar e lo ha vinto»

Ma lei perché deve lasciare casa?
«A seguito dell’errore del Comune, la società ha portato me e gli altri 54 inquilini davanti al tribunale civile dichiarando la fine della locazione per morosità. Ora, tra spese legali e interessi, ho un debito di quasi 24 mila euro»

Quindi non ha pagato l’affitto?
«Non sono moroso, ed è proprio questa la cosa vergognosa. Mi è stato applicato l’aggiornamento Istat retroattivo addirittura dal 2002, ma io il contratto l’ho firmato nel 2006»

Le accuse sono ingiuste?
«Certo che sì. Non pagare il canone significherebbe essere davvero moroso e rischierei lo sfratto immediato. Se avessero fatto bene i conti all’epoca, risulterei creditore e non certo debitore. Mi dica lei se questa può essere una vita dignitosa»

Aveva altri progetti per la sua pensione?
«Mi vogliono buttare fuori casa e non ho più vent’anni e la possibilità di cambiare vita. Quando sono arrivato qui, immaginavo che un giorno avrei riscattato l’abitazione e avrei vissuto una vita tranquilla, invece eccomi qua con i conti bloccati e una trattenuta sulla pensione»

Lei ha sempre servito lo Stato, ora l’accusano di morosità.
«Sono amareggiato. Pensavo che la giustizia avrebbe corretto tutto e invece è successo il contrario. Mi sento più un servo dello Stato che un servitore. Sempre ligio al dovere, mentre qui fanno quello che vogliono»

In che senso?
«Le forze delle ordine che abitavano in queste case se ne sono andate, chi perché sfrattato, chi perché esausto dalla battaglia legale. Ora ne resteranno una decina, tutti sotto sfratto»

Ora cosa farà?
«Non mi resta che aspettare e confidare nella giustizia. Ho fatto appello e la prossima udienza è stata rinviata al 28 ottobre del 2026».
 

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