Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Rincari, venti euro in più al mese per riempire il carrello

Esplora:

Damiana Verucci
  • a
  • a
  • a

Gli scaffali dei supermercati, che pubblicizzato i prodotti in offerta, sono quasi sempre vuoti. Con il prezzo del petrolio che continua a oscillare e l’incertezza del futuro l’unica triste sicurezza, invece, è il costo di molti prodotti alimentari più diffusi, che sale. Frutta, verdura, carne, pesce, formaggio, perfino l’acqua. Da marzo ad aprile, secondo i calcoli delle associazioni dei consumatori, il carrello è costato circa 20 euro in più. Comparando oggi a un anno fa, invece, se una famiglia di 4 persone spendeva circa 150 euro a settimana adesso, per gli stessi identici prodotti, ne spende 155. Che sia colpa delle tensioni internazionali, ma anche molto probabilmente di un po’ di speculazione, a rimetterci è come al solito il consumatore che sta anche cambiando il modo di fare la spesa. Anche al Centro Agroalimentare i rincari sono certificati.

 

 

Alcuni alimenti sono diventati praticamente proibitivi come le fragole, ad esempio, che segnano più 12,5% in un anno con il loro prezzo al chilo passato da 4 euro di aprile 2025 a 4,5 euro di oggi, che significa almeno 7-8 euro al dettaglio. Ma soprattutto il pomodoro rosso, alla base della nostra dieta mediterranea e considerato da sempre un prodotto economico, schizzato, invece, da 1,8 euro dello scorso anno ai 3,5 euro di oggi (stavano a circa 3 euro al chilo a fine marzo), ovvero il 94,4% in più. Al dettaglio si trovano tra i 6 e i 7 euro. Stesso andamento per il carciofo romanesco e le bietole: rispettivamente più 60 e 50 per cento in 12 mesi. Il costo del carburante, che serve a trasportare ogni giorno i prodotti nei supermercati, si fa sentire anche nelle macellerie con l’aumento in un anno del prezzo di sette punti percentuali e ritocchi nell’ultimo mese, al dettaglio, anche fino ad un euro al chilo.

 

«Prezioso» è diventato un altro prodotto cardine della nostra alimentazione, il Parmigiano Reggiano: da 23 a 27 euro. Perfino l’acqua, in bottiglia, va su di circa 0,6 centesimi a bottiglia. Il pesce, non è da meno. Anche quello che in genere è considerato più economico, come le alici o lo sgombro o ancora il nasello viene venduto in questi giorni all’ingrosso, rispettivamente a 10, 8 e 17 euro al chilo, in aumento del 27,4; 33, 3 e 6,3 per cento da un anno all’altro. Risultato? Si evita e ci si «rifugia» nelle offerte.
 

Dai blog