Ponte Milvio, altro affaccio sul Tevere "vittima" della piena. Va smantellata la pedana
Mentre il Comune si prepara al taglio del nastro di "Tiberis", la spiaggia urbana lungo il Tevere tra San Paolo e Marconi, il fiume presenta il conto al parco d’affaccio tra Ponte Milvio e Ponte Flaminio, inaugurato in pompa magna lo scorso 10 giugno e costato 1 milione di fondi giubilari. L’ultima piena ha colpito una delle tre pedane installate nell’area verde, danneggiando la struttura e facendo emergere problemi di stabilità e sicurezza. La zona, pensata come uno spazio in cui cittadini e turisti avrebbero potuto godere di qualche ora all’aria aperta e a pochi passi dal corso d’acqua, è stata dunque transennata e risulta tuttora inagibile. «La pedana grande ha subito un danno nel periodo delle piene del fiume a causa di un problema di montaggio. Dalla prossima settimana inizieranno i lavori di ripristino a spesa dell’impresa a cui è stata affidata la realizzazione del parco. Prevediamo che l’area possa essere riaperta a fine mese o a inizio maggio», spiegano dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti.
Il parco d'affaccio sul Tevere distrutto dal fiume
Dal canto suo, la ditta, la Pianeta Verde Srl, si dice pronta a farsi carico del costo degli interventi (stimati tra i 10.000 e i 15.000 euro) e a mettersi al lavoro a partire dalla prossima settimana, ma solleva qualche dubbio «sugli studi fatti in precedenza sulla fattibilità dell’opera». Salvatore Marrone, socio della ditta insieme al fratello Carmine, sottolinea che «in quel punto, quello sotto al Ponte Flaminio, la forza del fiume è maggiore». L’inaccessibilità dell’area, intanto, riaccende la polemica sulla fragilità dei parchi realizzati in zone ciclicamente soggette alle esondazioni del Tevere. È sui social, in particolare, che i romani si sono fatti sentire. «A Roma tutto è precario, provvisorio, perennemente in corso di completamento e poi di disfacimento», scrive Maurizio.
Il parco d’affaccio «era davvero, bello: un giardino con panchine e piattaforme in legno e sentieri curati. E oggi è così, come in tutto quello che si fa (o più spesso non si fa) a Roma. Spuntano i nastri di plastica bianchi e rossi e le reti arancioni per dire "stop", "alla larga", "pericolo"», aggiunge. «Ci risiamo. Un altro parco vittima della miopia di chi lo pensa e lo realizza», tuona Mario. In effetti un precedente c’è e ha fatto discutere parecchio. Sempre a causa della piena, l’area fitness del parco d’affaccio "Foro Italico" si era trasformata in uno spazio degradato tra cumuli di fango e attrezzi divelti. Conseguenze non difficili da prevedere, ma che, tuttavia, non stanno fermando il Campidoglio, che continua ad aprire aree con la convinzione di restituire il Tevere alla città.
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