Roma, anche San Lorenzo si è stancato del buonismo: "Via i senzatetto da qui"
Rossi sì, ma rossi di rabbia. A San Lorenzo, quartiere con il cuore storicamente a sinistra, i residenti sono esausti. Ieri, dopo gli ennesimi episodi di violenza, si sono riuniti nel teatro della scuola Aurelio Saffi e hanno dato voce a tutte le criticità che hanno trasformato un’area strategica della città - vicina alla stazione Termini e all’università La Sapienza - in un luogo in mano ai senzatetto e ai delinquenti. Il problema, secondo i cittadini, è legato alle politiche di accoglienza dell’Amministrazione. L’alta concentrazione di sbandati e l’assenza di un piano capace di impedire che la loro presenza continui a gravare sull’equilibrio del territorio hanno infatti creato la tempesta perfetta. Non c’è settimana che trascorra senza che rapine, scippi o aggressioni turbino la comunità e il motivo «va cercato nelle scelte comunali di accumulare nella stessa area strutture pensate per offrire un rifugio ai senza fissa dimora», hanno mormorato i presenti.
A partire dal tendone-dormitorio di Porta San Lorenzo, allestito con i fondi del Giubileo e operativo fino a data da destinarsi. La prima a prendere la parola è stata Katia Pace, presidente del Comitato di quartiere e organizzatrice dell’incontro. «Siamo stanchi. Queste politiche di accoglienza non stanno funzionando. Siamo stati accusati di essere allarmisti, di essere razzisti, ma qui è chiaro a tutti che la tensostruttura voluta dal Campidoglio non fa che aggravare la situazione, attirando un maggior numero di senzatetto e di delinquenti», ha detto. Le ha fatto eco Cristiano Morgante, altro rappresentante del Comitato. «Roma è una città complessa e non facile da governare, ma questa non può essere una giustificazione per trasformare San Lorenzo in una valvola di sfogo, in una terra insicura. Installare la tensostruttura in un quartiere già in difficoltà è stato un errore. Soprattutto perché non tutti i disperati sono disposti a integrarsi. Noi siamo costretti a ripensare la nostra routine a causa delle persone ubriache o sotto effetto di sostanze stupefacenti che sono libere di girare e di aggredire i cittadini», ha scandito.
L’atmosfera si è fatta incandescente quando si è discusso dell’accordo siglato lo scorso 26 febbraio dall’Azienda Pubblica Servizi alla Persona Isma (Istituti S. Maria in Aquiro) e la Comunità di Sant’Egidio per aprire un rifugio notturno nella palestra di via dei Campani. «Hanno scelto di lasciare per strada i ragazzi che in quell’area si riunivano per fare sport e attività. Subiamo attacchi e offese, anche da parte dell’Amministrazione, ma siamo qui per ribadire che il nostro intento è solo quello di tutelare un quartiere maltrattato», ha continuato Morgante, annunciando poi che dal Comitato partiranno diffide. All’incontro hanno partecipato anche membri del Comitato Esquilino, rione colpito da problemi analoghi, che vanno dal moltiplicarsi dei giacigli di fortuna alle aggressioni indiscriminate. «Le nostre strade e le nostre piazze sono diventate contenitori di fragilità e disperazione. Siamo stanchi di sentire parlare di emergenza. La verità è solo una: gli sbandati vengono identificati, arrestati e rilasciati dopo poche ore. Anche la persona più ingenua capirebbe che la mensa della Caritas e la tensostruttura funzionano da calamita», hanno affermato.
L’attenzione delle forze dell’ordine è sicuramente cresciuta, soprattutto dopo che il mese scorso un tunisino - ora ricoverato e piantonato dai carabinieri nel reparto di psichiatria del Policlinico Umberto I - ha sferrato calci e pugni contro mamme e bambini, ma la situazione resta insostenibile. Anzi, esplosiva. «Vogliamo tornare a camminare per strada senza avere la necessità di guardarci le spalle - ha detto una ristoratrice, conquistando perfino l’applauso - Altrimenti inizieremo a farci giustizia da soli».
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