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Capannelle, Giuseppe Satalia: "Un disastro annunciato. Ora serve responsabilità"

Massimiliano Gobbi
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La mancata firma della società Marsicana srl per la gestione dell’ippodromo delle Capannelle sta facendo precipitare il mondo dell’ippica in una crisi senza precedenti. Nonostante l’aggiudicazione formale, l’accordo definitivo con il Comune non è ancora stato sottoscritto e l’impianto di via Appia Nuova resta, di fatto, senza un gestore. Una situazione che rischia di avere ricadute pesanti non solo sul panorama romano ma sull’intero sistema ippico nazionale. A lanciare l’allarme è Giuseppe Satalia, presidente di Nuovo Galoppo Italia: «Siamo di fronte a una situazione grave che non può più essere affrontata con ricostruzioni parziali o giustificazioni tardive - afferma - Dopo mesi di attesa, rinvii e rassicurazioni, oggi Roma si ritrova senza un gestore dell’impianto, con conseguenze devastanti per tutto il comparto». Nonostante i dieci giorni (ormai otto) che Marsicana ha a disposizione per opporsi alla decadenza dalla concessione per la mancata firma, secondo Satalia il danno è fatto. «Il 2026 è definitivamente perso. La programmazione nazionale e la distribuzione delle risorse sono in corso e non esistono più margini per recuperare la stagione. L’unico obiettivo realistico è salvare il 2027. Marsicana ha presentato una manifestazione di interesse a novembre ed è rimasta in silenzio per mesi, pur avendo tutto il tempo per sopralluoghi e valutazioni. Le criticità di Capannelle erano note da anni e non possono essere sollevate all’ultimo giorno».

 

 

Secondo il presidente di Nuovo Galoppo Italia si tratta di una questione di responsabilità verso l’intero settore e verso gli operatori romani che, sottolinea, «con enormi sacrifici hanno sostenuto anche l’attività dell’impianto di Tagliacozzo. Ora, con impegni economici rilevanti assunti da Comune e Ministero - aggiunge - Marsicana ha il dovere morale di spiegare perché abbia deciso di non assumersi la gestione». Decisiva, nelle prossime ore, potrebbe essere la posizione del ministero dell’Agricoltura, chiamato a definire la redistribuzione delle giornate di corse a livello nazionale. In assenza della firma, 100 giornate - 56 di galoppo e 44 di trotto - e circa 650 corse verrebbero assegnate ad altri ippodromi. Ora però «la priorità assoluta - spiega Satalia diventa la gestione immediata del centro di allenamento.
Ad oggi le piste sono parzialmente utilizzabili ma nei giorni scorsi, dopo il passaggio di consegne tra Hippogroup e Comune, il centro è rimasto senza luce e acqua. Senza le corse i cavalli possono restare a Roma ma l’attività agonistica dovrebbe spostarsi su impianti vicini e idonei come Pisa, Firenze e Napoli, tutelando proprietari, allenatori e animali».

 

Intanto si attende ancora la conclusione del bando europeo per la gestione dell’ippodromo. «Alcuni soggetti hanno già superato la conferenza dei servizi - afferma Satalia- Ora manca l’avvio immediato delle procedure per pubblicare il bando, che deve chiudersi entro giugno. Se si slitta a ottobre o novembre, non solo il 2026 è perso, ma viene seriamente compromessa anche la stagione 2027». Le ricadute occupazionali sarebbero pesantissime. «Oltre ai 29 lavoratori a tempo indeterminato - conclude Satalia- si perderebbero centinaia di posti nell’indotto. E va fatta chiarezza anche sulle persone che vivono all’interno dell’ippodromo» Per Satalia «non c’è più tempo: o si avvia subito una fase chiara e responsabile, oppure la Capitale rischia di uscire definitivamente dal sistema ippico nazionale».

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