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Papocchio Capannelle, la salvezza dell'ippodromo "oltre" il fotofinish

Martina Zanchi
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All’ippodromo delle Capannelle la differenza tra salvezza e disastro si gioca oltre il fotofinish. Quella della gestione dell’impianto, di proprietà di Roma Capitale, è una vicenda che ha assunto sfumature al limite del tragicomico, tra bandi deserti (quello per il 2025), altri scaduti da oltre un anno e mezzo (la gara europea da 27 milioni di cui si attende l’aggiudicazione), in mezzo ulteriori proroghe al vecchio gestore Hippogroup, che però sembra ormai uscito di scena, e infine l’ultimo bando per la gestione 2026 che sembrava arrivato a dama, con l’aggiudicazione a Marsicana srl firmata il 9 gennaio scorso. Solo che lunedì, alla scadenza dei 30 giorni previsti, come rivelato ieri da Il Tempo la società abruzzese non ha firmato il contratto. E ora la soluzione al ginepraio che rischia di condannare l’ippodromo a un anno di inattività sembra affidata a un cavillo.

Secondo quanto trapela dal Campidoglio, infatti, proprio a causa della mancata firma nei termini, alla società sarebbe stata notificata la decadenza dalla concessione ma da quel momento Marsicana avrebbe dieci giorni per opporsi e rientrare eventualmente in gioco. Intanto in via XX Settembre c’è qualcuno che osserva con attenzione, e sempre meno pazienza, le mosse di Roma Capitale. Nelle prossime ore infatti al ministero dell’Agricoltura si deciderà la ripartizione delle competizioni negli ippodromi italiani, un passaggio fondamentale perché le corse sono collegate alle risorse economiche assegnate agli impianti. Senza un gestore ufficiale, però, per Capannelle potrebbe arrivare la débacle definitiva, almeno per quest’anno.

Senza dubbio si cercherà di fare di tutto, nei limiti delle normative, per evitare questo epilogo e a qualcuno ieri è parso di scorgere il patron di Marsicana, Franco Pasquini, percorrere i corridoi del Campidoglio. Resta da capire però per quale motivo in un mese non si sia riusciti a dirimere i dubbi o a reperire qualche eventuale documento mancante. Chissà se a pesare sono stati i 150 mila euro annui di «bollette» degli occupanti abusivi, che da decenni vivono dentro l’ippodromo e di cui, fino a poco tempo fa, si sobbarcava i costi del consumo di elettricità l’ex gestore Hippogroup. Un onere che, secondo il Campidoglio, sarebbe dovuto passare sul groppone del nuovo aggiudicatario.

Oppure potrebbero aver pesato i 100 mila euro l’anno circa di Imu richiesta dal Comune su Capannelle, nonostante l’impianto sia di proprietà comunale, o ancora la necessità di riallestire l’ippodromo dopo l’uscita del vecchio gestore. A questo problema, però, il Comune aveva iniziato a ovviare con due bandi indetti il 20 novembre scorso per la fornitura di gabbie di partenza per il galoppo e di due «autostarter», per un valore di oltre mezzo milione di euro. Resta poi il nodo del centro di allenamento e degli oltre 400 cavalli che «vivono» nell’ippodromo. Nella peggiore delle ipotesi, ovvero la cancellazione delle competizioni del 2026, si dovrà trovare un modo per salvaguardare almeno questa parte di Capannelle, magari con un bando ad hoc, come auspicano gli operatori. Prospettive che comunque restano ben lontane dai roboanti annunci di rilancio dell’ippodromo. Ad oggi sembra più un salvataggio d’emergenza.

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