Roma: mazzette per finti collaudi a funzionari del Genio Civile. Tre arresti per corruzione
Collaudi inesistenti, permessi antisismici ottenuti dietro pagamento e relazioni 'ritoccate' per far risultare regolari edifici che non lo erano affatto. È questo lo scenario al centro dell'indagine per corruzione coordinata dalla Procura di Roma, che ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a 22 persone. Tra queste figurano anche due funzionari della Regione Lazio, Luigi De Simone e Danilo Subiaco, entrambi in servizio, all'epoca dei fatti, presso l'Area del Genio Civile di Roma Città Metropolitana e Rosa Gargiulo. Secondo l'accusa, formulata dall'aggiunto Giuseppe De Falco e dal pubblico ministero Carlo Villani, i due avrebbero messo il proprio ruolo pubblico a disposizione di un sistema illecito, ricevendo presunte mazzette per sanare pratiche edilizie irregolari tra il 2019 e il 2022. Invece di verificare la sicurezza strutturale degli immobili e il rispetto delle norme antisismiche, sarebbero stati attestati controlli mai effettuati, consentendo la realizzazione o la sanatoria di costruzioni prive delle necessarie autorizzazioni.
Dopo un'indagine i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Roma Eur hanno dato esecuzione a un'ordinanza del Gip del Tribunale di Roma, che ha disposto gli arresti domiciliari per tre persone, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale, uso abusivo di sigilli e strumenti veri, accesso abusivo a sistemi informatici ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Contestualmente è stato eseguito un sequestro preventivo per equivalente fino a 94 mila euro, somma considerata il profitto dell'attività corruttiva. L'inchiesta, durata circa due anni, dal 2022 al 2024, ha fatto emergere, secondo gli investigatori, un sistema corruttivo strutturato e radicato all'interno degli uffici del Genio Civile, incardinati nella Direzione regionale Lavori pubblici e Infrastrutture della Regione Lazio. Il meccanismo prevedeva il pagamento di somme variabili, da 150 a 6.000 euro, per ottenere concessioni edilizie, autorizzazioni sismiche, collaudi e sanatorie anche in assenza dei requisiti di legge. Nel corso degli accertamenti sarebbero emersi anche accessi illeciti a banche dati riservate e l'utilizzo di fatture per prestazioni fittizie, utilizzate come copertura contabile per il passaggio di denaro.
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