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Roma: ripartono i lavori alla nuova grande moschea

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Dario Martini
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Il cantiere della nuova moschea, la seconda più grande di Roma, che potrebbe sorgere a Centocelle, è ripartito. Gli operai stanno lavorando ai piani superiori, mentre quelli inferiori, sequestrati dalla polizia di Roma Capitale a fine luglio, restano bloccati. Quella che sembrava una saga chiusa così si riapre. Anche perché l’imam Mohamed Ben Mohamed, del centro islamico Al Huda, è convinto che alla fine il progetto sarà portato a termine. In una preghiera collettiva di fine dicembre, che si è tenuta nella sede attuale molto più piccola in via dei Frassini, ha promesso ai fedeli: «Non ci arrendiamo e non ci fermiamo. Abbiamo salvato una parte del cantiere e abbiamo proseguito tutti i lavori di un parte dell’edificio. L’altra parte è rimasta ferma perché ci fanno richieste non logiche».

Secondo l’imam, l’attuale stallo sarebbe dovuto «a persone e tendenze politiche che non vogliono permettere ai musulmani di godere del diritto di confessare la loro fede e di aprire i loro luoghi di culto». Poi il riferimento religioso: «Allah ha ordinato di innalzare le sue case sulla Terra affinché venisse adorato. Case come quella che noi vogliamo realizzare con il nostro progetto». Occorre ricordare che in realtà non c’è stato alcun complotto politico. Più semplicemente, a fine luglio la struttura è stata sottoposta a sequestro penale per abusi edilizi, secondo l’art. 321 CPP per il reato di cui all’Art. 4 del DPR 380/01. Secondo il progetto, si tratta di una moschea che dovrebbe avere una capienza di mille persone e dovrebbe sorgere a piazza delle Camelie, nel palazzo dell’ex mobilificio Gaggioli, in disuso da decenni.

La polizia locale avrebbe ravvisato la mancanza di una serie di autorizzazioni per cui i lavori programmati non erano legittimi. Per Mohamed Ben Mohamed, però, è una missione quasi divina, tanto che collega, con un audace parallelismo, la storia del «Messaggero che costruì la prima moschea a Medina» a quanto stanno passando i fedeli di Centocelle. Per l’imam in entrambi i casi siamo in una situazione di estrema difficoltà, ecco per cui invita tutti a seguire l’esempio del Profeta. Prima del sequestro, Il Tempo aveva interpellato lo stesso imam, che ci aveva spiegato: «Abbiamo comprato l’immobile dodici anni fa, l’acquisto è avvenuto tramite i soldi arrivati dal Qatar. Ma subito dopo tutto si è fermato e ogni volta che abbiamo disponibilità economica grazie alle donazioni dei fedeli mandiamo avanti i lavori».

Nei giorni scorsi il predicatore ha fatto parlare di sé anche per un altro motivo. Interpellato dal quotidiano la Repubblica, Ben Mohamed ha voluto dire la sua sul caso Hannoun, l’architetto giordano considerato dalla procura di Genova il capo della cellula italiana che finanziava Hamas tramite finte raccolte di beneficenza. Un’operazione condotta da Digos e Finanza che ha portato all’arresto di nove persone. Per l’imam «è un’operazione orchestrata da Israele». Tra l’altro, molto vicino all’attuale centro islamico di Centocelle si trova una sede dell’associazione Abspp di Hannoun, dove lavorava Abu Omar, ex portavoce proprio della moschea Al Huda. Alla luce di tutto ciò, soprattutto dopo la ripresa del cantiere, l’intera vicenda verrà discussa anche nella sede del quinto Municipio della Capitale, dove il consigliere Daniele Rinaldi (FdI) annuncia l’intenzione di convocare la commissione Trasparenza, in qualità di presidente, per approfondire la questione.

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