Strade di Roma, torna l'effetto “groviera” dopo il Giubileo: piogge, buche e rifacimenti da verificare
Roma è appena uscita dalla lunga “vetrina” del Giubileo e, nel giro di pochissimi giorni di maltempo, molte strade sembrano essere ripiombate nel copione più amaro: rattoppi che cedono, crepe che si aprono, buche che ricompaiono. La chiusura della Porta Santa di San Pietro il 6 gennaio 2026 segna la fine ufficiale dell’Anno Santo, ma per i cittadini la vera “cerimonia” quotidiana resta lo slalom tra i dissesti. Il dissesto del manto stradale non è un fastidio: è un tema di sicurezza, perché espone ciclisti, motociclisti e automobilisti a rischi reali, tra cadute, incidenti e danni ai veicoli. In una città che vive già di traffico, cantieri e rallentamenti, le buche diventano moltiplicatori di pericolo e di costi sociali, con un impatto che ricade soprattutto su chi si muove per lavoro.
Qui sta il punto politico e tecnico: i manti stradali rifatti per l’emergenza-immagine del Giubileo sono stati realizzati con spessori e materiali adeguati, oppure si è risparmiato proprio dove non si doveva? In molti capitolati e indicazioni tecniche, lo spessore del tappeto d’usura è spesso nell’ordine di pochi centimetri (frequentemente 3–5 cm, a seconda del progetto e del contesto): se questo strato è insufficiente o applicato male, la strada “salta” alla prima stagione di pioggia.
Ed è qui che l’opposizione, se davvero vuole fare controllo, dovrebbe pretendere atti, collaudi, certificazioni, cronoprogrammi e dettagli dei lavori: perché non basta dire “abbiamo rifatto”, bisogna dimostrare come e con che standard.
Roma Capitale ha annunciato negli ultimi anni programmi e stanziamenti per la manutenzione straordinaria della rete viaria, con interventi su pavimentazioni, segnaletica e pacchetti stradali. Ma se, dopo pochi giorni di piogge intense, l’asfalto torna a sbriciolarsi e le buche riappaiono, allora il problema non è solo “quante strade” si rifanno: è come si rifanno, con quali controlli e con quale manutenzione ordinaria successiva.
E mentre la città chiede prima di tutto strade sicure, il dibattito continua a spostarsi su nuove piste ciclabili e corsie “dipinte” che spesso dividono i quartieri e restringono carreggiate già fragili: opere utili solo se progettate bene, integrate con il trasporto pubblico e soprattutto realizzate su una base stradale che non collassi al primo temporale.
Dai blog
Fenomeno Anna, la rapper dei record cala un altro asso
La modernità di Ulisse nell'Odissea pop di Christopher Nolan
La rinascita della melodia nelle canzoni di Valerio Piccolo