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Strade di Roma, torna l'effetto “groviera” dopo il Giubileo: piogge, buche e rifacimenti da verificare

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Maurizio Pizzuto
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Roma è appena uscita dalla lunga “vetrina” del Giubileo e, nel giro di pochissimi giorni di maltempo, molte strade sembrano essere ripiombate nel copione più amaro: rattoppi che cedono, crepe che si aprono, buche che ricompaiono. La chiusura della Porta Santa di San Pietro il 6 gennaio 2026 segna la fine ufficiale dell’Anno Santo, ma per i cittadini la vera “cerimonia” quotidiana resta lo slalom tra i dissesti. Il dissesto del manto stradale non è un fastidio: è un tema di sicurezza, perché espone ciclisti, motociclisti e automobilisti a rischi reali, tra cadute, incidenti e danni ai veicoli. In una città che vive già di traffico, cantieri e rallentamenti, le buche diventano moltiplicatori di pericolo e di costi sociali, con un impatto che ricade soprattutto su chi si muove per lavoro.

Qui sta il punto politico e tecnico: i manti stradali rifatti per l’emergenza-immagine del Giubileo sono stati realizzati con spessori e materiali adeguati, oppure si è risparmiato proprio dove non si doveva? In molti capitolati e indicazioni tecniche, lo spessore del tappeto d’usura è spesso nell’ordine di pochi centimetri (frequentemente 3–5 cm, a seconda del progetto e del contesto): se questo strato è insufficiente o applicato male, la strada “salta” alla prima stagione di pioggia.

Ed è qui che l’opposizione, se davvero vuole fare controllo, dovrebbe pretendere atti, collaudi, certificazioni, cronoprogrammi e dettagli dei lavori: perché non basta dire “abbiamo rifatto”, bisogna dimostrare come e con che standard.

Roma Capitale ha annunciato negli ultimi anni programmi e stanziamenti per la manutenzione straordinaria della rete viaria, con interventi su pavimentazioni, segnaletica e pacchetti stradali. Ma se, dopo pochi giorni di piogge intense, l’asfalto torna a sbriciolarsi e le buche riappaiono, allora il problema non è solo “quante strade” si rifanno: è come si rifanno, con quali controlli e con quale manutenzione ordinaria successiva.

E mentre la città chiede prima di tutto strade sicure, il dibattito continua a spostarsi su nuove piste ciclabili e corsie “dipinte” che spesso dividono i quartieri e restringono carreggiate già fragili: opere utili solo se progettate bene, integrate con il trasporto pubblico e soprattutto realizzate su una base stradale che non collassi al primo temporale.

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