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La Befana "vola" al San Raffaele dove la cura è anche relazione

Il questore Massucci: «Centro di eccellenza, che il 2026 sia un anno gentile»

Giustina Ottaviani
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Non è solo il rumore dei motori a rompere il silenzio del mattino, ma l’idea che, per qualche ora, la cura possa avere un suono diverso. Al reparto pediatrico dell’IRCCS San Raffaele di Roma la Befana arriva così, preceduta dal rombo delle motociclette, seguita da un piccolo corteo di volontari e calze colorate.

È una visita che non ha bisogno di effetti speciali. Stanza dopo stanza, i volontari incontrano i ragazzi ricoverati, consegnano doni, ascoltano domande, si fermano per una fotografia. Per qualche ora, la scansione del reparto cambia ritmo senza mai interferire con il lavoro clinico.

L’iniziativa è promossa dall’Associazione Motociclisti Ex Forze dell’Ordine ODV (AMFO) insieme a una rete ampia di realtà del volontariato e dell’associazionismo: Protezione Civile Arvalia, ANPS – Polizia di Stato, Clown Cuore a Cuore, Super Eroi Senza Super Poteri, Motociclisti Cristiani MCA, Associazione Salvamamme, Moto Club Blue Knights, SNAP – Sindacato Nazionale Appartenenti Polizia, Moto Club Centauromenium, FBR Free Biker Roma.

Tra i protagonisti anche Nala, cane da soccorso della Protezione Civile, presenza rassicurante che conquista subito i più piccoli, ma non solo. Accompagnata dai volontari ha portato la sua visita anche negli altri reparti dell’Istituto, incontrando degenti di ogni età. Come la signora Gabriella, ricoverata che con un sorriso ha commentato: «Quasi quasi sono contenta d’essermi rotta una gamba». Un momento semplice, capace di spezzare la routine ospedaliera e di restituire leggerezza.
Alla mattinata ha partecipato il Questore di Roma, Roberto Massucci, accolto dal Presidente del Gruppo San Raffaele, Carlo Trivelli, e dal Direttore Sanitario Aziendale, Amalia Allocca. La sua presenza non è solo istituzionale, ma simbolo di un incontro tra sanità e sicurezza.

«Abbiamo scelto tutti di fare un mestiere di aiuto», ha detto il Questore rivolgendosi ai presenti. «C’è chi costruisce e custodisce la salute e chi costruisce e custodisce la sicurezza, ma il senso è lo stesso. Questo è un centro di eccellenza, ma sono le persone come quelle presenti oggi a fare la differenza. Siamo consapevoli che, per andare lontano, bisogna andare insieme, uniti da un filo gentile che ci lega». E ancora: «Queste iniziative sono una vera operazione di sartoria sociale: tengono insieme pezzi diversi della comunità. E allora il mio augurio per il 2026 è che sia davvero un anno gentile».

Parole che trovano un’eco naturale nei corridoi del reparto pediatrico, dove la cura non è solo terapia ma anche relazione e presenza.
Un approccio che il San Raffaele di Roma porta avanti, affiancando al percorso clinico momenti capaci di alleggerire l’esperienza dell’ospedale per i più piccoli e per le loro famiglie.

Quando le moto ripartono, il piazzale torna a svuotarsi. Nei reparti restano le calze appese, qualche fotografia e l’impressione che, almeno per una mattina, la gentilezza abbia tenuto insieme mondi diversi. E che da qui, forse, un anno gentile possa davvero cominciare.

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