a pagamento

Rivoluzione sui tavoli all'aperto dei locali: destino in bilico per colpa dello stato di emergenza

Damiana Verucci

Più spazio ai tavolini, ma a pagamento, sempre che il Governo proroghi lo stato di emergenza e quindi anche le occupazioni di suolo pubblico emergenziali, altrimenti, lo dice chiaro e tondo il neo assessore al commercio, Monica Lucarelli, il Campidoglio potrà fare molto poco. All'assemblea annuale della Fipe Confcommercio si è parlato ieri di un tema molto caldo per gli esercenti romani, i tavoli all'aperto, che hanno ormai invaso la città e in alcuni quartieri, come Prati e parti del centro storico, ridotto le strisce blu anche del 35%. Lucarelli ammette che sul tema sta studiando e chi la conosce, vista anche la sua professione di ingegnere, sa che fa molto sul serio. Sulle osp sembra avere le idee chiare a partire dal fatto che dovrà renderle onerose per gli esercenti, che per oltre un anno hanno goduto di un ampliamento degli spazi di suolo pubblico gratuiti. Anche se “il pagamento sarà graduale”, come a dire che non si può pensare di renderlo immediatamente oneroso visto che fino ad oggi non lo è stato.

 

  

 

Si appella poi al senso del decoro degli esercenti, commettendo forse su questo punto un po' di leggerezza perché a guardare quello che sta accadendo in questi giorni di pioggia, le migliaia di tende di plastica che coprono i tavoli sulle pedane di decoroso hanno davvero ben poco. E allora? Bisognerà innanzitutto capire cosa fare, seppure il Governo concedesse altri sei mesi o più di proroga, una volta passata l'emergenza. Inutile pensare di poter tornare ai tempi prima del Covid con abitudini totalmente cambiate. I romani, conferma l'ultima ricerca Fipe, trovano attraente nel 56% degli intervistati poter mangiare all'aperto anche in pieno inverno. Una valutazione che ha riscontro anche nel 70% degli intervistati che dichiara che gli spazi fuori dai locali suscitano emozioni positive soprattutto perché creano punti di ritrovo dove prima non c'era nulla. Ma c'è anche un 31% degli intervistati che si dice preoccupato perché i dehors limitano il passaggio dei pedoni sui marciapiedi e riducono il numero dei posti auto.

 

 

Residuali, invece, i richiami a fenomeni negativi che hanno a che fare con comportamenti di inciviltà e con la sicurezza. Quasi sette intervistati su dieci, inoltre, ritengono che la pandemia sia stata l'occasione per migliorare la qualità dello spazio urbano grazie all'ampliamento del suolo pubblico a disposizione dei locali. Infine, il 33,9% è sicuro di voler continuare a preferire di mangiare all'esterno dei locali. La possibilità non manca stando alle percentuali di esercenti che hanno ampliato il loro spazio all'aperto. Oltre la metà delle attività intervistate ha dichiarato di disporre di tavoli all'esterno. La percentuale sale all'84% se si considerano anche gli spazi esterni di natura privata. Solo il 16% ammette di non avere spazi esterni.