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Roma Capitale

Bivacchi e degrado al rione Pigna. Il centro è una discarica a cielo aperto

Bivacchi e degrado al rione Pigna. Il centro è una discarica a cielo aperto vergogna capitale

Ripostiglio per borsoni pieni di ogni oggetto e immondizia a go go. Una prateria di stracci ai piedi dei putti alati scolpiti agli angoli. È un oltraggio alla storia della Capitale d’Italia, quello messo in atto a qualche metro da Piazza Venezia, nel rione Pigna. Basta fare una passseggiata in centro per imbattersi nello spettacolo deplorevole in cui versa la Fontana Sarcofago di via Santo Stefano del Cacco, all’esterno della facciata posteriore di Palazzo Altieri. Lo splendido sepolcro donato alla città. finemente scolpito a bassorilievo con l'immagine di due angeli in volo ad ali spiegate che sostengono un medaglione inciso con la testa di una medusa sotto la quale due cornucopie riversano il loro (un tempo) ricco contenuto, si è trasformato nell’ennesima residenza di fortuna. Non si riesce nemmeno a parcheggiare, laddove consentito, senza sfiorare bottiglie scolate, cataste di indumenti e mascherine usate, al fianco di cumuli di altri rifiuti che circondano a vista l’area spingendosi oltre. Cartoni e pezzi di plastica sbucano da dietro le grate dei locali confinanti in terra. Ancora, staccano all’occhio avanzi di cibo e ingombranti insieme. Un senza fissa dimora ubriaco fradicio si dimena sotto una coperta a volto scoperto seduto poco in là: straparla, canta a squarciagola e gesticola attorniato dal marciume nella sua dimora nel cuore dell’Urbe in barba all’emergenza Covid. Batte i denti dal freddo, si appisola qualche minuto, poi torna a straparlare. Con accanto calzoni e maglioni appesi al portone vicino. A lato della storica fontana annerita dal tempo, divenuta anch’essa armadio «open air» in piena regola, si scorgono persino pattini a rotelle abbandonati sullo sfondo della sosta selvaggia e del tanfo insopportabile di urina. Poi piumoni, teloni, involucri di bagnoschiuma, cartacce, lenzuoli, sacchi stracolmi di robaccia, escrementi, di tutto di più. Una discarica. E fa sorridere e piangere assieme quel cartello più giù che intima di non gettare rifiuti in strada. Roma segreta è incappare in meraviglie in ogni angolo, ma ciò che non è più un segreto in questa città fin troppo martoriata è incrociare altresì angoli di pregio dimenticati deturpati dal degrado incontrollato. Come una fontana - incastonata in una stradina ovattata, ma non lontana dagli assembramenti natalizi all’ombra di Spelacchio noncuranti delle regole anti-contagio - che non si riesce più a decifrare: Lavabo? Vespasiano? Cos’altro? Qualche residente allarga le braccia rassegnato osservando la visione diventata abitudine: «Sono scene che ogni giorno fanno proprio tanto male al cuore - ripete a mezza voce - Sono mesi e mesi che questo posto affonda nell’incuria». Così a Roma si apprezza e si custodisce la bellezza (Valentina Conti).