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I 26 hotel che hanno fregato la Raggi

Dal Radisson al Plaza, ecco tutti i nomi di chi ha evaso la tassa di soggiorno. La Procura accusa i proprietari di peculato: per Roma un buco da 11,3 milioni di euro

I 26 hotel che hanno fregato la Raggi

La sindaca di Roma Virginia Raggi

Dall’Urbe di via dei Mille fino al The Sweet a Prati, passando per il Gloria di via Gioberti e il Grand Hotel Plaza amministrato dal padre della fidanzata del premier Giuseppe Conte. Sono 26 le strutture ricettive finite nel mirino della Procura di Roma per aver «dimenticato» di versare al Campidoglio la tassa di soggiorno che pagano i turisti dopo aver trascorso una notte nella Capitale. Ma grazie al lavoro degli inquirenti a ogni amnesia corrisponde un sequestro. Soldi che vanno a rimpolpare le casse del comune di Roma. Il sostituto procuratore Alberto Pioletti infatti negli ultimi 4 anni ha chiesto e ottenuto il sequestro di circa 11 milioni e 300 mila euro, oltre alla condanna di diversi albergatori. Ieri, ad esempio, l’amministratore dell’Aldrovandi Villa Borghese, il lussuoso cinque stelle nel cuore dei Parioli che può vantare una royal suite da 120 metri quadrati, ha patteggiato la sua pena: Naci Ethem Baserdem è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione dopo aver restituito quello che non aveva versato. Tra il 2016 e il 2017 avrebbe infatti omesso di versare la tassa di soggiorno al comune di Roma.

Funziona così: I turisti devono pagare 7 euro ogni volta che pernottano nella Capitale. Secondo il regolamento attuativo della delibera approvata dal Campidoglio il 29 luglio 2010, questi soldi vengono incassati dagli albergatori, che poi pensano a versarli al Comune. Questo fa sì che i titolari degli hotel vengano considerati come pubblici ufficiali, quindi potenzialmente condannabili per peculato. Una storia già vista. Accaduta ad esempio anche a Cesare Paladino, che ha patteggiato davanti al Tribunale di piazzale Clodio una pena di 1 anno 2 mesi e 17 giorni di reclusione. Del resto, secondo la Procura, il padre della fidanzata del premier, amministratore unico della società Unione Esercizi Alberghieri di Lusso, che gestisce la struttura ricettiva «Grand Hotel Plaza», si sarebbe «dimenticato» di versare circa 2 milioni di euro. Una cifra corrispondente a quanto sequestrato dalla Procura di Roma.

Proprio come accaduto nei confronti del JSH Hotel (1 milione e 500 mila euro), del The Church Palace (970 mila euro), del Radisson Blu Es Hotel Roma (oltre 2 milioni di euro) e di molti altri. Le somme sequestrate equivalgono alla cifra che sarebbe stata sottratta alle casse comunali. Gli indagati hanno la possibilità di patteggiare la pena, ma devono restituite la cifra. Per questo spesso al sequestro corrisponde un introito per il Campidoglio. Nel caso in cui l’imputato non decidesse di patteggiare, la somma resterebbe bloccata fino all’esito del processo. Quindi, se le accuse dei pm trovassero il favore del Tribunale, il denaro verrebbe ugualmente versato al Comune. Prima o dopo che sia quello restituito dal magistrato Alberto Pioletti alla Capitale è un bottino non da poco.

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