"#RomaBarzotta 2", il manuale per i romani che non si arrendono
Davide Desario e le nuove cronache di una città sempre a metà
Torna la "Roma Barzotta" di Davide Desario. Dopo il successo del primo libro, il responsabile del sito internet e dei social del Messaggero, pubblica, sempre con Avagliano editore, la seconda raccolta degli articoli della rubrica che tiene ogni settimana sul quotidiano romano. Anche in questa "#RomaBarzotta2" lo sguardo di Desario è da cronista di razza e la città eterna rimane sempre a metà: meravigliosa per la sua storia, i suoi monumenti e anche per l'attitudine dei suoi cittadini a essere solidali, ma, nello stesso tempo, piena di bruttezza, di disservizi, di spregiudicatezza e allergia alle regole, difetti che tengono Roma molto lontano da grandi metropoli moderne come Londra, Parigi e Berlino. Il libro (156 pagine, 14 euro) raccoglie più di cento brevi racconti, che partono da un tweet e descrivono il modo di essere di una città che non smette mai di meravigliare, anche solo con un vicolo o uno scorcio, e di prendere a schiaffi, con il degrado e il menefreghismo di tanti cittadini. Nel viaggio di Desario, introdotto da Malcom Pagani, ci sono i poveri e i ricchi, gli stranieri che illuminano, i baristi che sorridono, la posta con il display dei numeretti rotto, i chioschi dei fiorai aperti di notte, gli autisti dei bus (in cui si trova una real tv contemporanea), i camerieri, i tassisti, i vigili urbani, i venditori abusivi, i turisti, pure le transenne che restano per mesi dove non servono più. Ci sono anche i segreti dei romani. Il primo: ridere per non piangere. In questo modo le pagine si trasformano in un diario semiserio che racconta vizi e virtù della Capitale. Non esprime giudizi Desario, eppure in "#RomaBarzotta2" traspare un filo di speranza e ottimismo che lega le storie raccontate, apparentemente con leggerezza ma, nello stesso tempo, profonde e istruttive (in fondo non sono un po' "barzotti" anche i - bravi - giornalisti?). Come quando l'autore celebra le "mosche bianche", raccontando il caso di una dottoressa del Policlinico che con dedizione cura un'anziana anche nei suoi giorni di ferie. "Roma è piena, nella sanità o tra i vigili del fuoco, tra le forze dell'ordine o tra gli insegnanti, di persone così. Da loro bisogna ripartire: dai giusti, dai buoni. Non buonisti, mi raccomando". E allora alla fine le pagine di Desario offrono un'opportunità anche ai romani più delusi e pessimisti. L'opportunità (ormai rara) di non arrendersi.
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