Erica Dellapasqua «Bersagliati da una valanga di regole che, prima o poi, ci faranno chiudere».
Sitratta di strutture, le coperture in plexiglass o pvc colpite dall'ordinanza, utilizzate dalla maggior parte degli esercizi del centro storico specie tra Pantheon, Campo de' Fiori e piazza Navona, unica soluzione «invernale» per poter lavorare, spiegano. Puntano sul fatto che, anche volendo, non ci sarebbe la possibilità di montare altro «con i tempi della nostra burocrazia – constata Francesco Bradini dal Pizza Re, a pochi passi da Campo de' Fiori – Sarebbe bello fare come in via Veneto, dove tutti i locali appaiono ordinati, noi ci avevamo pensato ma senza sovvenzioni e anzi, con le lungaggini che ci sono per la concessione di suolo pubblico, abbiamo rinunciato: attendiamo da mesi di poter rifare la pavimentazione e ancora siamo bloccati». Al locale, che utilizza le tende in plastica, fino a ieri non sapevano nulla del provvedimento firmato dal sindaco: «Ora vedremo se toglierle o no, per esempio le stufe, oggetto dell'altra ordinanza, non le abbiamo sostituite perché quelle a piramide consumano il doppio e non riscaldano, per pochi metri ne servirebbero sette». Parlano invece di «accanimento ossessivo» i titolari dei locali di piazza Navona, a partire dal ristorante Panzirone: «Già i nuovi piani sull'occupazione ci hanno tolto metà dello spazio esterno – cammina, il responsabile Domenico Lese, lungo il perimetro entro cui, fino a poco tempo fa, sistemava i tavolini – poi le stufe e ora le tende: l'intenzione sembra quella di farci chiudere». D'accordo, al civico accanto, il titolare del Caffè Barocco, che pur non utilizzando le strutture in pvc, ne fa una questione di principio: «Nella nostra piazza – ricorda Enrico De Santis – gli spazi per gli arredi esterni sono stati ridotti, in molti casi, anche del 50%. Rispetto ad altre parti della città sentiamo la mano pesante del comune». Critiche anche dallo storico Caffè Domiziano: mentre Stefano Paveliu, dipendente, fa notare come «già durante l'inverno si riduce all'osso il personale e non vorremmo essere licenziati per assurdità sul decoro», il titolare Alessio Pinchieri constata che «senza protezioni i clienti non si siedono: a Firenze sì che c'è decoro, ci sono strutture tutte uguali, anche gli incentivi da parte del comune, però». Avanti così e, commentano tutti, si rischia la chiusura: «Si dovrebbero aiutare i commercianti e non tartassarli», conclude Francesco Pica da La Fraschetta. Contestazioni, infine, anche dalle associazioni di categoria. «Siamo contrari all'ordinanza nel metodo, perché ancora una volta gli esercenti non sono stati consultati e nel merito, perché non ci danno alternative ai pur criticabili tendoni di plastica – spiega Fabio Mina, presidente di Riprendiamoci la notte - È l'ennesimo scempio compiuto sulla pelle di centinaia di lavoratori del settore». Sulla stessa linea Nazareno Sacchi, di Fipe Confcommercio: «Siamo stupiti e amareggiati. C'eravamo lasciati a dicembre con una direttiva dell'assessorato al Commercio che diceva tutt'altro rispetto all'ordinanza. Abbiamo inviato una lettera al Sindaco per chiarire la nostra posizione».
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