Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Mille e uno stratagemmi per spennare i polli

default_image

  • a
  • a
  • a

Maè ingenuo pensare che si finisce in trappola solo per casualità. In effetti basterebbe qualche accorgimento in più per prevenire certi sgradevoli incontri. «Prima di tutto bisogna tenere a mente che i professionisti della truffa di solito lavorano in coppia o gruppo - spiega Alessandro Marchetti presidente di Anaspol (Associazione Nazionale Agenti e Sottufficiali delle Polizie Locali) - e che la vittima prescelta è già stata controllata a sufficienza prima di sferrare l'attacco». Gli anziani restano i prediletti. L'Anaspol organizza corsi anti-truffa per loro. Martedì andranno al liceo Primo Levi all'Eur e gli studenti ci porteranno i loro nonni. «La classica truffa è quella di avvicinare la persona facendo intendere di conoscerla. "Come non ti ricordi? Io sono il figlio (a) del tuo amico di scuola, dell'ex vicino, ecc». Il poveretto scava nella memoria e tira fuori qualche nome. Il lestofante annuisce: "proprio di quello". Guadagnata la fiducia può piazzare il "pacco!". In genere un gioiello di famiglia che ha necessità di vendere. "A te che eri amico del mio papà buonanima ti chiedo solo 300, 400 euro". Tira fuori il brillocchero e allora s'avvicina un complice munito, guarda caso, da un occhiello da gioielliere che certifica la preziosità dell'oggetto "Ne vale almeno cinquemila". Il pollo a questo punto cade nella padella». Poi c'è la truffa della "macchia". Il truffatore si avvicina alla vittima con un bel gelato in mano. Sbadamente macchia la giacca della vittima. Subito si scusa e si offre di pulirla. Durante l'operazione sfila il portafoglio che il malcapitato ha appena riposto in una tasca della giacca. In realtà questo è l'unico motivo per cui viene rapinato, lo avevano visto fare due secondi prima. Ma torniamo alle truffe degne di un film di Totò. C'è quella della falsa eredità. «Riecco il gioiello-patacca spacciato per prezioso. Questa volta è un bene lasciato in eredità a una persona qualsiasi che abita a Roma - racconta Marchetti - Il truffatore mostra documenti farlocchi di inesistenti donatori. Spiega che non ha tempo per cercare un romano e che in fondo l'ha già trovato. Il malcapitato deve solo dargli qualche soldo, 50 o 100, 200 euro per registrare la donazione dal notaio. Il benefattore intasca e sparisce». Abbastanza simile è la truffa delle zucchine. La location è un distributore di benzina. I truffatori fingono di fare benzina, dicono alla vittima di essere figli di conoscenti e che vogliono regalare una cassetta di zucchine. Poi chiedono un prestito di 10 euro per la benzina. Dalla vittima con la scusa di cambiare i soldi si fanno dare un pezzo più grosso e si dileguano. Nel filone "automobilisti" c'è la classica truffa dello specchietto rotto. New entry la finta tamponatura al semaforo. Il truffatore fa retromarcia e tampona quello dietro: le sue luci di retromarcia non funzionano. Così quando esce dall'auto può dire che è stato lui a essere tamponato. Inizia la discussione e poi scatta la finta conciliazione: «Mi dia 100 euro e mi aggiusto il paraurti da solo». Il pollo ci ricasca. Natalia Poggi

Dai blog