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Il delitto dell'Olgiata poteva essere risolto 20 anni fa

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Delitto dell'Olgiata, Alberica Filo della Torre e il domestico filippino Winston Manuel Reves

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Poteva essere risolto in appena due mesi. L'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, uccisa il 10 luglio del '91, poteva arrivare alla soluzione già il 12 e 13 settembre. Il filippino Winston Manuel Reyes, arrestato dopo essere stato incastrato dall'esame del dna, vent'anni fa aveva parlato al telefono con un connazionale di gioielli da ricettare. Il problema è che nel corso degli anni la conversazione non fu tradotta e trascritta. Soltanto nel corso delle indagini svolte lo scorso anno, il pm Francesca Loy ha deciso di far esaminare tutte le bobine che sono rimaste per vent'anni negli archivi della procura. Ed ecco la sorpresa. Due mesi dopo l'assassinio della donna, ammazzata nella sua villa all'Olgiata nella sua camera da letto, il filippino aveva parlato al telefono con un altro filippino al quale aveva chiesto di metterlo in contatto con qualcuno per liberarsi dei gioielli e fare così qualche soldo: all'epoca i preziosi portati via dall'abitazione della vittima valevano 80 milioni di lire. Nel '91, delle 14 bobine di intercettazioni relative a Reyes soltanto cinque furono trascritte e tradotte. In quelle conversazioni, Winston aveva descritto un collier e un anello della Filo della Torre. Le ultime indagini hanno portato all'identificazione anche del ricettatore anche lui un filippino: si tratta di uno straniero con numerosi precedenti penali, già espulso dall'Italia e da tempo ritornato nel suo Paese. Il reato di ricettazione, configurabile a suo carico, è comunque caduto in prescrizione ma l'ulteriore novità investigativa ha permesso di mettere la parola fine a una vicenda cominciata con il delitto della donna il 10 luglio del 1991. Il filippino è stato inchiodato dall'esame del dna perché tre macchie di sangue, a lui riconducibili, sono state individuate sul lenzuolo usato per strangolare la contessa e sul Rolex che la donna aveva al polso. «Queste intercettazioni rappresentano l'ennesimo retroscena clamoroso di questa indagine, dimostrano che senza l'iniziativa di Pietro Mattei questo caso, in realtà semplice, non sarebbe stato risolto - ha detto il difensore del marito della vittima, l'avvocato Giuseppe Marazzita - si tratta dell'ennesimo imperdonabile errore degli investigatori che ha ostacolato per vent'anni la scoperta della verità».

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