Leopardi segreto: Giuseppe Pambieri e l'intimità del poeta
Giuseppe Pambieri racconta vizi e virtù di un Leopardi segreto e inedito nello spettacolo «L'infinito Giacomo», scritto e diretto da Giuseppe Argirò, con debutto romano stasera alle 21 al FontanonEstate. Prodotto da Donne d'Itaca Lab di Adriana Palmisano, il lavoro viaggia, sulle note di Mozart, Bach, Beethoven, Chopin e Rachmaninov, alla ricerca dell'intimità di un genio precocissimo, di un adolescente inquieto, di un amante appassionato, di un uomo che ha il coraggio di guardare la realtà e accettare la verità del dolore senza compromessi o facili giustificazioni. L'umanità irriverente del poeta e il suo spirito dissacrante sono al centro di un percorso che attraversa le sue opere: l'«Epistolario», lo «Zibaldone», gli scritti filosofici e politici, le «Operette Morali» e i «Canti», per fornire il ritratto di un artista senza tempo, al di là di ogni regola, creatore di eterna bellezza. «Mi ha incuriosito subito l'idea del testo - ha dichiarato Giuseppe Pambieri - Oltre al tremendo dramma umano di solitudine e malattia del poeta, esce fuori la sua grandissima voglia d'amore, la gioia di vivere che contrasta con una vita dalle poche soddisfazioni. C'è la sua passione incredibile per i dolci, si descrivono i piatti napoletani di cui era ghiotto. Si scopre la sua aspirazione infantile all'eroismo coltivata in un mondo arcaico: preferiva i vinti per il loro maggiore spessore morale. Sembrano poi concepite oggi le sue invettive all'Italia, dominata da egoismo e individualismo, con l'invito a privilegiare l'unione per combattere la potenza distruttrice della natura che si abbatte sulla pochezza umana». Leopardi, chiamato affettuosamente Giacomo, non appare così distaccato e lontano dai piaceri terreni, non risulta disinteressato a ciò a cui aspira la gente comune. Giacomo è vulnerabile, ansioso, riservato, schivo, eppure è pervaso da un desiderio inesauribile di vita. Giacomo è goloso, non può fare a meno di dolci, cioccolata, paste alla crema e gelati; confessa le sue paure come la fobia per l'acqua, un fastidio che giungerà al parossismo e alla comicità, culminando nel rifiuto del bagno addirittura settimanale. Non mancano gli spunti divertenti per riflettere sul suo rapporto con l'eros e la sessualità. Nelle sue stesse parole, il desiderio di una vita normale è incessante: il dono della poesia appare spesso come una maledizione divina che lo segna come diverso, lo condanna a una sofferenza eterna e lo affranca contro ogni sua volontà dal mondo che lo circonda. È la figura dilaniata, spesso scissa, combattuta e afflitta che la parola non può contenere. «Era il mio poeta preferito fin dai tempi della scuola, insieme a Pascoli e a differenza di Carducci - ha commentato ancora il raffinato interprete - Ho recitato alcune sue liriche, ma è la prima volta che mi confronto con un testo completamente dedicato a lui. Per il pubblico è un'occasione stimolante di tornare ad amarlo e andare a recuperare nella mente i suoi versi limati e limpidissimi, di estrema semplicità, nonostante il linguaggio alto. All'anteprima di Segesta gli spettatori erano entusiasti. Molti si sono commossi nel finale che prevede le «Ricordanze» vicino al momento della morte e chiude con un gioiello come «L'infinto». Un signore mi ha detto che non aveva mai visto sua moglie piangere in tanti anni di matrimonio».
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