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Gambizzarono il boss Triassi Presi due sicari del clan rivale

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Sfacciatie sfrontati «er Nasca» e «er Cappottone», al secolo Roberto Nardi e Roberto Giordani, si presentarono così all'appuntamento con Vito Triassi, boss del clan rivale. Erano le 13,30 del 20 settembre 2007. Volarono parole forti fino a quando quattro colpi di pistola mozzarono il fiato ai residenti di piazza Esopo, a Casalpalocco. A terra rimase il Triassi, fratello di Vincenzo pure lui volto noto alle forze dell'ordine di zona. Il Nasca e il Cappottone furono visti allontanarsi insieme a un altro uomo a bordo di un suv Mercedes. Ieri mattina all'alba al termine di un'indagine - la «Goodfellas» - durata oltre due anni, i carabinieri del gruppo di Ostia hanno suonato al campanello di De Santis e di Giordani arrestandoli per lesioni aggravate e premeditate. Denunciato per favoreggiamento anche il terzo uomo visto con loro, Fabrizio S. già condannato per aver ammazzato un ragazzo fuori da una discoteca e proprietario dell'ML indicato dai testimoni. A loro i militari del Nucleo Investigativo non sono certo arrivati grazie alla testimonianza della vittima che, dal letto dell'ospedale Grassi dove rimase a lungo per la frattura del femore destro e della tibia e del perone sinistri, giurò agli investigatori di non ricordare proprio nulla del suo attentato. D'altronde, se De Santis e Giordani agirono in maniera così sfrontata senza l'accortezza di infilarsi un passamontagna sparando in una piazza affollata, un motivo ce l'avevano. Eccome. Dai discorsi che il fratello del Triassi faceva già a pochi giorni dall'agguato insieme ai suo compari, colloqui intercettati dai carabinieri, emergeva chiaramente che gli autori del fattaccio erano noti non solo a loro ma un po' a tutti nell'ambiente visto che il Nasca e il Cappottone stessi non ne facevano mistero con nessuno. Inutile denunciare alle forze dell'ordine, rischioso pensare a una vendetta: l'attenzione delle forze dell'ordine sarebbe stata tutta su di loro e i pur precari rapporti tra clan si sarebbero definitivamente compromessi. Molto meglio una pace: fondamentale spartirsi la gestione degli interessi economici ed imprenditoriali sul litorale come il controllo del porto turistico o dei vari chioschi sparsi sul lungomare. Per questo, secondo quanto emerso da fonti investigative, gli stessi De Santis e Giordani si preoccuparono di scomodare soggetti di alto spessore criminale come Michele Senese e Carmine Fasciani, gli unici in grado di convincere i fratelli Triassi a evitare una reazione nei loro confronti. A smascherare il loro gioco, squarciando il velo di omertà abilmente sistemato sulla vicenda, ci hanno però pensato i carabinieri di Ostia tuttora impegnati nelle indagini.

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