Si è chiusa ieri la due giorni del Pd romano dedicata al rilancio del partito.
«Ilrischio - ha spiegato D'Ubaldo - è che tutto il sistema laziale e romano si chiuda all'asse ex Ds. Se Zingaretti pensa di trasformare il partito in un aggregato informe sperando di trarne vantaggio sbaglia per sé e per il partito stesso». E D'Ubaldo non si ferma alle parole. «Abbiamo comunicato che la rappresentante della nostra area popolare, l'assessore provinciale Serena Visintin - annuncia il senatore - non parteciperà più all'esecutivo per avviare un chiarimento». E sarà forse per la nota schiettezza dell'ex assessore capitolino, ma certamente D'Ubaldo passerà alla storia del Pd capitolino per essere stato il primo a mettere in dubbio (o meglio a dirlo apertamente), l'egemonia di Zingaretti. Il malcontento nel partito è infatti trasversale e «colpisce» sia la base sia gli eletti. Non a caso, il vice presidente della commissione Bilancio, Alfredo Ferrari non esita a dire: «Chi vuole lavorare per riportare nel 2013 il partito alla guida della città e del paese, ha il dovere di confrontarsi con il gruppo consiliare». La strada del rilancio sembra più lunga che mai.
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