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Camere "catapecchia" e affitti in nero ai fuorisede

Annunci di case in affitto (Foto GMT)

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Costosi, di rado corriespondenti a quanto descritto sugli annunci, molto spesso in nero. Per gli studenti universitari fuori sede (circa 70 mila secondo le ultime stime), che hanno scelto Roma come città dei loro studi e con poche speranze di trovare alloggio in una residenza regionale, è iniziata la ricerca di un posto letto o di una stanza da affittare. Le sorprese sono amare per chi immagina che quanto descritto da un annuncio o dalla voce stessa del proprietario sia corrispondente alla realtà o peggio creda che firmerà un contratto regolare per poter trascorrere gli anni necessari al conseguimento di una laurea senza paura di essere mandato via. Ci siamo calati nei panni di uno studente, abbiamo finto di aver bisogno di una camera per i prossimi 4 anni e iniziato la ricerca che si è rivelata una vera odissea fatta di rifiuti, richieste di prezzi proibitivi, stanze indecenti. Su 20 camere visitate soltanto 4 erano corrispondevano alla descrizione, ma cosa ancora più grave soltanto 5 dei proprietari con cui abbiamo parlato sarebbero stati disposti a farci un contratto regolare. Gli altri o ci hanno attaccato il telefono o ci hanno risposto che non gli interessava più affittare casa o, in tre casi, hanno alzato il prezzo dell'affitto "giustificandolo" con il fatto che avrebbero dovuto pagarci le tasse sopra. Abbiamo cercato nei pressi delle Università iniziando da piazza Bologna. Un annuncio descrive un appartamento di 90 mq. in cui vive un'anziana signora e una stanza da affittare di 15 mq. Il prezzo? 750 euro, spese incluse. Andiamo a visitarlo ma ha una finestra cieca che dà sul chiosco interno al palazzo. Dal pavimento mancano alcune piastrelle e il bagno, in comune con la signora, non è che un buco di due metri per tre senza doccia. Il proprietario poi ci avverte: «Mia madre vive con la badante che dorme però nella sua stanza». L'annuncio non diceva niente in proposito. Quando poi proviamo a dirgli che vogliamo un contratto regolare la risposta è «mi costa già tanto mia madre figuriamoci se devo metterci anche le tasse sulla stanza da pagare, se vuole il contratto allora deve darmi 800 euro». Ci spostiamo sull'Ostiense. Proprio sulla via affittano un posto letto a 400 euro spese escluse. Questa volta neanche il tempo di varcare la porta che la proprietaria, una signora dall'aspetto giovanile, chiarisce subito che «non vuole problemi, quindi niente ragazzi, niente animali, non si fuma e non si fanno le feste». «Zona Tiburtina a 4 fermate dalla Sapienza, affittasi posto letto a studentesse 300 euro spese escluse». Altro tentativo, stessa delusione. Il posto letto non è singolo ma in comune con un'altra ragazza che già vive lì. Il proprietario poi ci spiega: «La cucina si può usare solo dalle 12 alle 13 e 30 e dalle 19 alle 20, poi serve a me». Il contratto? «Non serve – è la risposta – magari facciamo 280 al mese». Continuiamo con San Lorenzo. Dopo aver scartato 5 annunci che chiedevano da 700 a 800 euro per una stanza singola, proviamo a visitarne uno la cui richiesta è 650 euro. L'annuncio recita «stanza ampia e luminosa, accesso ad Internet, spese luce e gas incluse». La realtà: piano terra semibuio, stanza di scarsi 10 mq, luce e gas incluse fino a 10 euro al mese come poi specificato dalla proprietaria. Anche in questo caso diciamo di volere un contratto regolare, ci manda via consigliandoci di cambiare idea altrimenti, dice, «dovrai girare a lungo per trovare un posto a Roma».

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