Elezioni e strategie La battaglia di Piero «al fianco» del Pdl
Laprima è che nel Lazio, in vista del congresso del Pd, si è costruito un asse Marrazzo-Zingaretti-Gasbarra a favore di Pierluigi Bersani. «L'uomo giusto per cambiare», l'ha definito il presidente della Regione, di fatto sposando la posizione presa dal numero uno della Provincia e dal suo predecessore a Palazzo Valentini. Non è una cosa da poco visto che a Roma i dalemiani sono sempre stati un'esigua minoranza. La seconda notizia è che Piero Marrazzo ha aperto ieri la sua non campagna elettorale. L'ha fatto al fianco (tra gli altri) del senatore del Pdl e assessore comunale al Bilancio Maurizio Leo (il sindaco Alemanno purtroppo era impegnato a New York). Il governatore è riuscito in un'operazione che nel nostro Paese sfiora il miracolo. Ha messo intorno a un tavolo i sindacati e le organizzazioni d'impresa e con loro ha siglato un patto con 39 obiettivi da raggiungere in questi ultimi mesi di legislatura. È evidente che Marrazzo vuole governare fino alla primavera del 2010, quando si tornerà alle urne. Cioè: nessuno si aspetti una lunga e velenosa campagna elettorale. Perché non ci sarà. All'Auditorium è stato sotto gli occhi di tutti: un senatore-assessore del Pdl che parla subito dopo Marrazzo e prende anche gli applausi del pubblico. Poi i sindacalisti e gli imprenditori. Tutti nella stessa direzione. Cose da metafisica dello spirito. I cittadini giudicheranno nel merito l'impegno e i risultati della gestione Marrazzo. Ma l'approccio del presidente della Regione non è mai stato così ecumenico. «La politica non deve accontentarsi degli annunci», ha esortato. Poi: «Rinunciamo alla polemica quotidiana e ai veti incrociati». Ha ricordato anche il lavoro svolto con il Comune per assumere i cassintegrati di Alitalia e con il Governo per trasformare il San Giacomo in un nuovo presidio sanitario: «Dicevano che l'avremmo venduto invece l'abbiamo restituito ai cittadini». Su Banca Impresa Lazio è arrivato a elogiare «la lungimiranza della Giunta precedente» (quella di centrodestra guidata da Storace). Ancora, la nuova Pontina: «Un lavoro iniziato col ministro Di Pietro e finito col ministro Matteoli». Infine il bilancio partecipato e il reddito minimo che «non sono né di destra né di sinistra». Tentenna anche il severo ministro del Welfare Sacconi, che però non dà soddisfazione al «suo» Commissario per la Sanità: le parole di Marrazzo? «Una normale richiesta di coesione sociale contro la crisi» glissa. Speriamo che sia «normale» anche la risposta.
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