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Pirozzi se la prende col poltronificio. Senti chi parla

Daniele Di Mario
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One man show. Dichiarando nell'Aula della Pisana la propria astensione dalla votazione per eleggere il nuovo vicepresidente del Consiglio regionale, Sergio Pirozzi regala una decina di minuti di buon umore. Al governatore Nicola Zingaretti quasi vengono le lacrime agli occhi quando l'ex sindaco di Amatrice definisce «un volpone» il presidente della Pisana Daniele Leodori, che sta al gioco pur ricevendo uno strale dal leader della lista dello Scarpone. «Serviva un presidente dell'Aula diverso - attacca Pirozzi - Le opposizioni si sarebbero dovute mettere d'accordo per eleggere un presidente di garanzia, diverso da Leodori». Il discorso di Pirozzi è tutto incentrato a stanare l'ipocrisia dei consiglieri regionali, rei di stracciarsi le vesti per il «patto d'Aula» che consegna la vicepresidenza della Pisana a Pino Cangemi, senza però guardare ai propri comportamenti. Pirozzi ricorda il «caos sull'elezione dei vicepresidenti» all'inizio della legislatura, col centrodestra spaccato tra le candidature di Adriano Palozzi (risultata vincente) e di Pino Simeone. Senza dimenticare lo scontro conseguente sui segretari d'Ala, che per poco non consegnava una poltrona in più ai grillini a scapito del leghista Daniele Giannini danneggiato dal fuoco amico di Enrico Cavallari, che oggi verrà eletto dalla maggioranza alla guida del Comtiato per il monitoraggio delle leggi. Ma Pirozzi va ben oltre. E attacca ad alzo zero. «Io sono basito dalle messinscene a cui assistiamo in Aula - dice - Sono mesi che osservo procedimenti che nelle Commissioni vengono gestiti in un modo, magari votati all'unanimità, poi in Aula si fa la scena». Chiaro il riferimento alla legge sul riordino del Parco dell'Appia Antica: votata all'unanimità in commissione e poi oggetto di scontro in Consiglio. «Oggi - dice l'ex sindaco di Amatrice - c'è una grande platea, eppure non si parla di sanità né di temi che interessano i cittadini. Ora, se c'è un patto d'aula fra la Giunta e una forza dell'opposizione - che sia il centrodestra o M5S - deve essere sui temi e deve valere sempre. Invece qui mi pare che ai patti corrispondano le poltrone. Oggi votiamo la vicepresidenza del Consiglio e nelle settimane precedenti abbiamo assistito a una viarella a via Cristoforo Colombo che non vi dico: tutti che andavano a trattare posizioni personali con il presidente Zingaretti avanti e indietro. Questa non è politica. Mi astengo quindi da questa votazione, che ritengo una pantomima». Poi la sfida al centrodestra: «Se vogliamo fare sul serio, io invito Stefano Parisi a fare in modo che tutti i componenti del centrodestra rimettano le proprie cariche all'interno del Consiglio, le presidenze di commissioni, segreterie d'aula, e firmino la mozione di sfiducia. Io sono il primo che si dimette, da consigliere e da Presidente della Commissione. E allora sì che incominciamo a giocare a carte scoperte. Tanto la verità, viene sempre fuori». Pirozzi però dimostra di non fidarsi troppo dei colleghi. Dice che si dimetterà per prima, ma solo dopo aver visto le dimissioni dei vari Maselli, Simeone, Ciacciarelli. Si dice pronto a firmare la mozione di sfiducia, ma la sua firma sarà l'undicesima: prima vuole vedere quelle di altri dieci consiglieri, il numero minimo per ottenere la calendarizzazione in Aula. Quanto a quella che lui chiama «viarella», Pirozzi si riferisce alla presunta «fila di consiglieri di centrodestra» di cui riferiscono i soliti bene informati alla Pisana. Da che pulpito viene la predica, verrebbe da dire. Pirozzi dice di non aver fatto patti con nessuno, ma la sua presidenza della commissione Terremoto (trasformata da speciale in permanente, aumentando così il numero delle commissioni) se l'è presa per primo. «Per gentile concessione del MoVimento 5 Stelle», dice lui. Ma alla presidenza è stato votato anche dai componenti del centrosinistra. Determinanti per eleggerlo. E che quella commissione sarebbe andata a lui, lo sapevano alla Pisana anche i muri giorni e giorni prima della votazione. Pirozzi solleva un tema vero: chi vuol fare la morale si preoccupi prima di essere politicamente inattaccabile. Vale certamente per moltissimi consiglieri di cntrodestra. Ma vale, in fine dei conti, anche per lui. Perché l'impressione è che nella bagarre in Consiglio regionale ieri abbiano perso un po' tutti.

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