domani a reggio emilia

La bElly addormentata: domani Schlein chiude la Festa dell’Unità e torna a parlare dopo un lungo silenzio. Conte le sta sfilando il partito. Che dirà?

Daniele Capezzone

Domani, domenica 13 settembre, Elly Schlein chiuderà la Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia, all’Iren Green Park di Campovolo. Dite che quest’anno nessuno si era accorto che la Festa fosse aperta? Siete perfidi ma avete ragione: anche perché la scelta di chiudersi a riccio, di non ospitare contraddittori, di non invitare avversari, ha impoverito e svuotato quell’evento.

Ma ora, indubbiamente, c’è attesa per quello che la segretaria dirà, trattandosi del suo primo e unico intervento pubblico di questa estate, a maggior ragione mentre si apre una lunghissima campagna elettorale.

  

Inutile girarci intorno: la verità è che, politicamente parlando, Elly è un mistero, una sfinge, un enigma. Dal 12 marzo 2023, giorno in cui Schlein fu proclamata segretaria del Pd, a domani, appunto, saranno passati ben 1281 giorni. E nessuno ha ancora capito chi sia, cosa voglia, dove vada.

 

A noi Elly è simpatica: ha un sorriso sincero, e – così ci dicono in tanti – pare sia davvero una bella persona. Certo, non si comprende bene tutto quello che dice: mentre la parte che si capisce, in genere, è sbagliata.

Scherzi a parte, c‘è un problemone: la politica è una brutta bestia, ha le sue regole e non perdona. E, dopo questi tre anni e mezzo, la segreteria Schlein ha i contorni di una vera e propria «incompiuta».

Elly ha inseguito ogni tipo di estremismo (la Cgil i pro Pal, i giustizialisti) per mostrarsi «testardamente unitaria». Risultato? La coalizione ancora non ce l’ha, e meno che mai pare all'orizzonte la sua candidatura alla premiership.

Quel volpone di Giuseppe Conte la sta politicamente bullizzando. Al punto (scherziamo, ovviamente) che prima o poi una procura potrebbe aprire un’inchiesta sul leader grillino, contestandogli la violazione dell’articolo 643 del Codice Penale.

 

Cito testualmente la fattispecie, che punisce chiunque, «per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona (…), la induce a compiere un atto che comporti qualsiasi effetto per lei o per altri dannoso».

Stiamo sorridendo, lo ripeto a scanso di equivoci, prima che la «polizia del pensiero» politicamente corretta si scateni contro Il Tempo. Ma il quadro è chiaro: mentre lei ha ceduto su tutto, lui ogni giorno alza l’asticella. Qualunque cosa Elly gli conceda, il leader grillino vuole di più. E, ammesso che le primarie si facciano, Conte le ha già vinte in qualche modo.

Mi spiego: o le vincerà numericamente, prevalendo nel risultato. Oppure le vincerà politicamente, cosa che in fondo è già avvenuta. È lui che detta le priorità. È lui che dà il tono alla musica di tutta la coalizione. È lui che ha imposto il (pessimo) documento di politica estera depositato dal centrosinistra in Parlamento nelle scorse settimane. È lui che (da Bettini in giù) ha costruito una rete di influenze e poteri interni al Pd che supportano la sua leadership e non quella della segretaria. Ed è ancora lui l’interlocutore degli aspiranti ministri piddini, i quali avranno più poltrone (e più pesanti) in caso di premier grillino.

 

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E Elly? Avrebbe potuto combattere sul piano delle idee, ma ha scelto di soccombere. Avrebbe potuto dare battaglia in politica estera, ma non ci ha nemmeno provato. Avrebbe potuto usare i riformisti del partito per alzare l’asticella del confronto con il pentastellato, e invece li ha mortificati e umiliati.

Risultato? Nessuno la percepisce a capo di alcunché. Ed è un peccato. Perché una sinistra guidata da Conte è ancora più pericolosa per il futuro dell’Italia.

Morale, pur da sponde notoriamente critiche: Elly, se ci sei, batti un colpo.