Prima Albanese, poi Ranucci: la strategia di AvS per il dopo Salis
Continua la festa di Alleanza Verdi e Sinistra, o meglio, la passerella dei profili da candidare alle prossime politiche. Non è un caso, infatti, che alla reunion romana del partito di Angelo Bonelli sia stata protagonista, la scorsa sera, Francesca Albanese, giurista irpina passata alle cronache per aver sposato la causa pro Pal. Tutti ricordano le sue battaglie in difesa delle Ong. Quest’ultima, secondo più di un semplice rumor, sarebbe stata indicata dal gotha rosso come nome emergente per il dopo Salis e Soumahoro.
Nessuna ufficializzazione, ma è chiaro come gli attestati di stima di quei mondi valgano più di mille parole nei confronti di chi, a certe latitudini, è considerata più di un semplice modello da imitare. Ecco perché non è da escludere che i complimenti ricevuti e gli applausi, nella piazza romana, possano rappresentare l’antipasto di una candidatura per un ruolo nei palazzi che contano.
Non è finita qui. Il quarto giorno di “Terra!” sarà caratterizzato dalla presenza di un altro ospite. Parliamo di Sigfrido Ranucci, l’ex conduttore di Report. Quest’ultimo, da sempre, è un nome gradito alla sinistra. Negli ultimi tempi, in particolare per un atteggiamento vittimistico legato alla delicatissima vicenda personale, è diventato un vero e proprio simbolo per certi compagni. Ragione per cui il furbo duo ecologista, ignorando le accuse e le rivelazioni di Lavitola, in carcere per aver parlato di un attentato organizzato a tavolino, lo farà sedere in prima fila all’evento clou di Sinistra Italiana e addirittura pensa di proporlo come volto della compagine per Montecitorio o Palazzo Madama. Non ci sono ancora certezze, ma gli endorsement nei suoi confronti varranno più di mille parole e, probabilmente, confermeranno quell’indiscrezione circolata alcuni mesi fa su queste colonne.
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