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L'allarme della Lega: oltre duemila moschee non rispettano la legge

Edoardo Sirignano
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Oltre duemila moschee abusive in tutta Italia. È l’allarme lanciato dalle europarlamentari del Carroccio a Livorno, dove è stato chiesto al sindaco Salvetti di chiudere l’ennesimo centro islamico che non rispetta le regole. «Chiediamo al primo cittadino – evidenzia Susanna Ceccardi, promotrice dell’iniziativa – di svolgere finalmente il proprio dovere. Nessuno spazio per chi non rispetta le nostre regole. La legge deve valere per tutti».

L’esponente di via Bellerio, da mesi impegnata a raccogliere segnalazioni, evidenzia la diversità di comportamento degli amministratori di fronte a tali infrazioni: «Se in alcune realtà le istituzioni si attivano per fare in modo che vengano rispettati i regolamenti urbanistici, vedi Padova o Monfalcone, in altre si ignora il problema». È il caso della cittadina toscana, dove, sebbene «ci sia stata una sollecitazione da parte del Prefetto, chi di dovere sembra non abbia ancora provveduto a effettuare i controlli previsti e, dunque, a mettere i sigilli». Motivo per cui, secondo la forza guidata da Salvini, siamo di fronte a «una grave inadempienza». L’ex fascia tricolore di Cascina, comunque, è preoccupata per un fenomeno sempre più diffuso in tutta Italia: «Le moschee irregolari – rivela – proliferano di giorno in giorno. Aprono in scantinati, negozi, magazzini e posti certamente inadatti a tale scopo. Se l’ultimo censimento ne riportava 1.200, adesso sembrerebbero raddoppiate. Ecco perché ci candidiamo a essere qualcosa di più di un semplice “pronto intervento” per fermare tutto ciò».

Questa, però, non sarebbe l’unica conseguenza di un’islamizzazione incontrollata. «Basti pensare – evidenzia Ceccardi – al velo imposto alle bambine a scuola, anche minorenni, ai matrimoni forzati o alle infibulazioni, le mutilazioni genitali femminili che, nel nostro Paese, avrebbero superato quota 55mila. Mi sorprende il silenzio delle femministe di sinistra».

A bacchettare i progressisti anche l’eurodeputata Anna Maria Cisint. «Siamo qui in Toscana – ribadisce – per pretendere che un amministratore del campo largo rispetti quello che è il suo ruolo. Bisogna fermare, a tutti i costi, un approccio sovversivo». Per questa ragione, il soggetto politico guidato da Matteo Salvini è al lavoro per stipulare un vademecum teso a regolamentare l’esercizio delle confessioni prive d’intesa con lo Stato, come nel caso dell’Islam: «Proponiamo regole chiare sui ministri di culto, sui finanziamenti e, ovviamente, sui luoghi di culto, che devono essere inseriti in un registro e rispettare paletti stringenti, come l’obbligo di avere responsabili legali chiaramente individuati, con prerequisiti rigorosi, per la piena tutela della legalità e la garanzia della trasparenza. Con la nostra proposta definiamo un perimetro chiaro. “Sì” al diritto di esercitare la propria religione, “No” a zone franche dove viene applicata la Sharia».
 

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