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Parla il sindaco di Amatrice: «Nessuna messinscena. È vergognoso speculare sul dolore degli anziani»

Edoardo Sirignano
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«La visita di Meloni è servita a ricordare il 24 agosto del 2016, data che andrebbe ricordata con silenzio e soprattutto rispetto. È veramente brutto, anzi ridicolo, che qualcuno abbia provato a strumentalizzarla politicamente». A dirlo è Giorgio Cortellesi, sindaco di Amatrice.

Le principali polemiche riguardano l’anziano che si è commosso durante l’incontro con la premier. Si tratta di un figurante pagato dalla destra?

«Parliamo di una persona che ha avuto perdite importanti durante il terremoto ed è emotivamente provata. Certe supposizioni sono, a dir poco, assurde. Da sempre, poi, ha avuto la passione per l’incontro con i politici e le posso assicurare, essendo presente, che la sua emozione era “vera”. È stata una scena spontanea e, non glielo nascondo, commovente. Nessuno ha pagato nessuno. Ci mancherebbe altro. Chi ridicolizza un anziano che conosco da tempo e che ha una sofferenza interna enorme dovrebbe solo vergognarsi. Nessun amatriciano si sarebbe mai prestato a una messinscena».

Tra l’altro non è stato l’unico suo concittadino a ringraziare il presidente del Consiglio…

«Tantissime persone lo hanno fatto. Ovviamente gli anziani hanno un’emotività diversa e sono più provati da una catastrofe che ha segnato loro la vita. Ma condannarli per questo è imbarazzante. Noi sappiamo cosa vuol dire ricordare quegli attimi e, da padre che ha trovato i figli salvi per miracolo, le posso dire che non è una bella sensazione».

Non sono mancate critiche neanche rispetto alla sua gestione dell’evento. A sinistra sostengono che si sia adoperato per tenere lontano dalla location chi voleva protestare.

«I cittadini erano liberi di spostarsi. A parte le misure di sicurezza, giustamente necessarie per l’arrivo di un premier, non ci sono stati dispositivi speciali. Non è stato impedito a nessuno, in alcun modo, di partecipare: né ai familiari delle vittime, né agli amatriciani, né a chiunque abbia voluto essere presente a una sorta di lutto collettivo».

Volendo tracciare un bilancio, come si è comportata la maggioranza rispetto all’emergenza che ha toccato la sua comunità?

«A mio parere, non siamo più abituati a dire che le istituzioni possano fare anche bene. Non è certamente tutto perfetto, ma un cambiamento qui c’è stato».

Non pensa di essere diventato un “bersaglio” perché non appartenente a una certa parte?

«Da quando ho indossato la fascia tricolore, sono nel mirino dei compagni. Basta far parte di uno schieramento di cui fa parte Fratelli d’Italia per avallare l’idea che abbia potuto realizzare una sceneggiata. Chi sostiene ciò, però, non conosce chi abita queste comunità. Una persona intelligente, d’altronde, sa benissimo che non posso dare ordini alle forze di polizia. Ho un solo vigile e, a malapena, riesco a governarlo».

Lei, tra l’altro, è stato tra i primi a dire che c’è ancora tanto da fare per Amatrice?

«La ricostruzione è stata avviata solo da tre anni. Per una serie di oggettive motivazioni, si è dovuta rispettare una determinata tempistica. Le condizioni oggi, per fortuna, sono favorevoli e, dunque, bisogna accelerare».

Siamo di fronte, dunque, a chi rispetta gli impegni?

«Nel suo discorso di insediamento, Meloni già parlò di come volesse adoperarsi per questo territorio. Considerando la pandemia e una serie di fattori, non voglio prendermela con nessuno. Ma certamente il signor “Sì”, come ho sempre definito chi ha preceduto Giorgia, era bravo con le parole e meno con i fatti».


Nel suo comune, nel frattempo, si è agito molto meglio rispetto ad altri contesti, vedi Friuli o Irpinia, dove si parla ancora di gestione post-sisma…
«Se uno pensa al Friuli, preso in esame come modello virtuoso, ci hanno messo vent’anni per ricostruire. Non parliamo di quanto accaduto in Abruzzo. Ci sono paesi dove è tutto fermo».

Perché, ad Amatrice, si è fatto meglio?
«Probabilmente perché ci sono stati amministratori locali capaci di indicare le priorità. Non basta ricostruire case e ponti. Dopo un evento di questa portata, occorre dare soprattutto una prospettiva e ciò si fa creando lavoro e sviluppo».
 

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