POMPIERI IERI, PIROMANI OGGI

Caro benzina, giornali e sinistra muti al tempo del “governo dei migliori”. Ora si scatenano

Daniele Capezzone

Ah, che spettacolo. Repubblica, due giorni fa, titola «Benzina senza freni». Dramma. Apocalisse. Il Paese in ginocchio alla pompa. I soliti editoriali indignati, i talk show che scoprono all’improvviso il pieno da cento euro, l’opposizione che evoca la stangata, i consumatori traditi, il governo che «non fa nulla». Tutto il kit. Tutto il copione. Oggi la media nazionale gira intorno a 2,015 euro al litro. È un problema? Sì. Lo è per chi lavora, per chi deve fare cento chilometri al giorno, per le famiglie in ferie, per le imprese di trasporto. L’incertezza sullo Stretto di Hormuz pesa, i mercati sono nervosi, nessuno ha la sfera di cristallo su cosa succederà tra dieci o venti giorni. Da questo punto di vista è saggio monitorare e intervenire, correzione dopo correzione, senza panico e senza slogan è insopportabile la strumentalizzazione. È insopportabile il doppio standard. È insopportabile la faccia tosta.

 

  

 

Giugno 2022. Governo Draghi, quello «dei migliori», quello salutato in conferenza stampa con l’applauso prima ancora del «buongiorno». Media mensile della benzina: 2,034 euro al litro. Non un picco di due giorni, non un distributore furbo in autostrada: la media del mese. Rivalutata all’inflazione di questi quattro anni, quella cifra equivale a circa 2,276 euro di oggi. Più cara, non meno. E allora? Allora Repubblica non urlava «senza freni». Allora i titoli erano misurati, tecnici, quasi rassegnati. Allora la colpa era «la guerra», «i mercati», «Putin», mai il governo dei professori. Allora i pompieri spegnevano ogni focolaio prima che diventasse polemica. Oggi, con un prezzo inferiore a quello di allora (e nettamente inferiore in termini reali), gli stessi giornali accendono il fuoco e ci versano sopra il giornalismo d’opinione. Ieri pompieri, oggi piromani. Ieri «complessità internazionale», oggi «fallimento del centrodestra». Ieri silenzio compassato, oggi sirene a millemila decibel. Funziona così da anni. Se al governo ci sono i «migliori», il caro-vita è una fatalità. Se al governo c’è chi ha vinto le elezioni, ogni centesimo è un atto politico, ogni pompa un atto d’accusa, ogni titolo una campagna.

 

 

La sinistra e i suoi giornali di riferimento non discutono i numeri: li confezionano. Non informano: selezionano. Non ricordano: cancellano. E attenzione: nessuno sta dicendo che 2,015 sia un prezzo da festa. Nessuno invita a fischiettare mentre si fa il pieno. Il caro carburante resta un problema serio, da affrontare con strumenti reali: taglio delle accise, concorrenza, scorte, diplomazia energetica, senza finti tetti e senza teatrini. Il governo sta provando a muoversi. Si può criticare il come, il quando, l’intensità. Si può pretendere di più. Quello che non si può accettare è la amnesia selettiva. Perché la memoria, in certe redazioni e in certi partiti, è un optional a geometria variabile. Funziona a intermittenza, come un distributore in sciopero. Si accende solo quando serve a colpire l’avversario. Si spegne quando i numeri smentiscono la narrazione. Giova ancora ripeterlo. Quattro anni fa, con Draghi, 2,034 di media mensile non era un titolo da prima pagina urlata. Oggi 2,015 è «senza freni». La differenza non sta nel litro. Sta nel colore politico di chi siede a Palazzo Chigi. Sta nel bisogno permanente di una sinistra (e di una certa stampa) di avere un colpevole a disposizione, preferibilmente di centrodestra. È il mestiere più vecchio del giornalismo militante: ieri spegnevano l’incendio per non bruciare i propri, oggi lo alimentano per scaldare l’opposizione. Pompieri e piromani, stessa caserma, stessa divisa, stesso giornale. Cambia solo il vento. E allora, compagni della memoria corta: prima di scrivere «senza freni», riaprite l’archivio. I numeri del 2022 sono ancora lì. Non si sono evaporati. Non li ha cancellati l’inflazione. Li avete solo messi nel cassetto, in attesa del governo sbagliato. Il caro benzina è un problema. La vostra faccia tosta è un altro problemone. E, francamente, pesa di più.