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Carburanti, l'aumento dei prezzi mangia il taglio delle accise

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Il taglio delle accise sul gasolio disposto dal Consiglio dei Ministri lo scorso 4 agosto, e pari a 17 centesimi, è stato sostanzialmente assorbito dall'aumento dei prezzi alla pompa. A una settimana dalla scadenza della misura, fissata per il 25 agosto, il prezzo del diesel è infatti tornato sui livelli di inizio mese facendo salire il pressing di consumatori e imprese per un nuovo intervento.

Secondo gli ultimi dati dell'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, il prezzo medio del gasolio in modalità self service sulla rete stradale nazionale è di 2,099 euro al litro, contro i 2,10 euro registrati al momento del provvedimento. In autostrada, invece, il prezzo arriva a 2,173 contro i 2,170 iniziali.

Numeri che, secondo le associazioni, mostrano come il beneficio dello sconto fiscale si sia rapidamente ridotto. A pesare è anche l'andamento del petrolio. Dopo la scadenza della tregua tra Stati Uniti e Iran, il Brent si avvicina ai 91 dollari al barile, mentre il Wti supera gli 84 dollari. Una dinamica che rischia di alimentare ulteriormente la pressione sui prezzi dei carburanti proprio alla vigilia della scadenza dell'ultimo decreto accise e in concomitanza con il rientro dalle ferie.

 "I prezzi alla pompa sono tornati su livelli di piena emergenza: chi viaggia a benzina paga oggi più di prima che il governo intervenisse, mentre sul gasolio la riduzione effettiva dei listini è pari a circa la metà dello sconto fiscale - afferma il Codacons - È quindi indispensabile non solo prorogare il taglio delle accise, ma anche estenderlo alla benzina. Senza un intervento, il grande controesodo estivo rischia di rimanere scoperto proprio quando milioni di italiani si sposteranno in auto, con il pericolo di una nuova stangata sui rifornimenti".

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