Roggero, FdI rilancia «Mai più deliquenti risarciti». Poi apre sulla legittima difesa
«Tutte le norme che prevedono la possibilità di ampliare il perimetro della legittima difesa nell’ambito della nostra Costituzione sono sostenute da Fratelli d’Italia». Il primo partito della maggioranza, durante una conferenza a Montecitorio, fa sponda con la Lega e si dichiara pronto a battersi per garantire maggiori tutele a chi, come Mario Roggero, si è trovato a sparare e uccidere due uomini nel tentativo di salvare la propria vita e quella dei familiari.
L’idea del leader del Carroccio è rivedere la norma da lui stesso voluta che, pur «avendo evitato inutili sofferenze a tanti», deve essere «aggiornata al 2026, tenendo conto anche dello stato mentale di chi viene aggredito a mano armata». In quei casi, sottolinea, non si può «pretendere totale lucidità», ma serve «comprensione». Su questa linea, però, Forza Italia resta prudente. La capogruppo al Senato, Stefania Craxi, sottolinea come su una questione così delicata non possano esserci «provvedimenti emotivi».
La maggioranza si mostra, invece, compatta sullo stop agli indennizzi i nei confronti di chi delinque. La strada scelta è riprendere un disegno di legge, depositato due anni fa dai “meloniani” a Palazzo Madama e già inserito nel decreto Sicurezza. «Se sei vittima – spiega Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione del partito – non devi risarcire il tuo aggressore». Per il deputato Francesco Filini si tratta di una scelta di «assoluto buonsenso», necessaria per evitare un assurdo «cortocircuito giuridico». La speranza, quindi, è che anche le opposizioni collaborino su un tema che dovrebbe superare i tradizionali steccati partitici.
Un invito respinto subito al mittente. Anche ieri la minoranza ha continuato a criticare il ministro Nordio per aver attaccato le prerogative del Quirinale. «Roggero – sottolinea Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd – non è in carcere per il cinismo della sinistra, ma perché, dopo tre gradi di giudizio, è stato condannato in via definitiva per duplice omicidio, tentato omicidio ai danni di un’altra persona e detenzione illegale di armi». Secondo i progressisti, è sbagliato anche solo ipotizzare una “grazia” o una riduzione della pena, come i «domiciliari» proposti dal vicepresidente del Consiglio. Una decisione che, per molti, sarebbe il minimo sindacabile, considerando che si tratta di un 72enne che, pur avendo premuto il grilletto in una situazione percepita come di pericolo, dovrà scontare 14 anni. Dai social alle piazze cresce lo sdegno verso una sentenza ritenuta da molti «incomprensibile». Non è un caso che, come riferito in una nota dell’Anm, gli animi si siano surriscaldati fino a generare minacce, messaggi d’odio e insulti nei confronti dei giudici che hanno emesso la condanna. «Vengono attaccati – spiega il sindacato delle toghe – per il solo fatto di aver applicato la legge dello Stato».
I familiari dell’anziano, ora detenuto a Bollate, intanto, non si arrendono alla decisione dei magistrati. Ieri è tornata ad alzarsi la saracinesca dell’attività in cui è avvenuto l’episodio al centro del dibattito nazionale. Mariangela Sandrone, moglie dell’esercente, in un’intervista a La Stampa, chiede al Capo dello Stato un atto di clemenza: «Gli chiedo – dice – solo di guardare oltre le carte processuali, di considerare l’età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non è un pericolo per la società». Incontrando i giornalisti, ribadisce che il vero «Far West è fuori e non all’interno del suo negozio».
Anche la difesa di Roggero non arretra. La scorsa mattinata ha presentato un’istanza al Tribunale di sorveglianza di Milano per chiedere il differimento della pena, in attesa della definizione della domanda di “grazia” già presentata. Lo apprende l’Adnkronos. La Sorveglianza di Torino, alla quale i legali si erano già rivolti venerdì, poche ore prima che Roggero si costituisse, aveva dichiarato la propria incompetenza territoriale, trasmettendo gli atti al capoluogo lombardo. Quest’ultimo li aveva però rispediti al mittente, ritenendo che la richiesta fosse stata inoltrata quando il 72enne era ancora libero. «Hanno aperto un fronte di competenza tra uffici – evidenzia l’avvocato Stefano Marcolini – mentre sullo sfondo c’è una persona che aspetta una decisione».
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