Ancora guai per Conte. L'altolà di Appendino che flirta con Dibba: o io o Renzi
La deputata si prepara a lasciare il M5S se il leader Iv entrerà nel campo largo Ec'è già chi ipotizza un partito con le ex fasce tricolori di Torino e Roma
Se per l’attuale maggioranza, dopo l’ultimo voto sulla legge elettorale, la strada verso le politiche può essere solo in discesa, una vera e propria scalata all’Everest aspetta la sinistra. Qui non solo non c’è ancora un programma, seppure si vada alle urne in primavera, ma soprattutto non c’è un leader a guidare la banda. E, in tal senso, i problemi, al momento, pesano su un uomo: Giuseppe Conte. La sua estate è più che “bollente”. Non solo deve prepararsi per la famosa audizione sul Covid, dove un intero Paese chiede verità sulle mascherine cinesi, ma soprattutto deve dar conto a un popolo che lo seguirà solo se sarà ancora candidato premier.
A minacciarlo, stavolta, non ci sarebbero i soliti nostalgici del grillismo della prima ora, che tra l’altro ad agosto potrebbero sottrargli gli astri che lo hanno portato a Chigi, ma la sua ex vice Chiara Appendino. La sindaca di Torino, dicono i ben informati, gli avrebbe detto: «O io, o Renzi». Non sarebbe, d’altronde, nulla di eclatante. Una dura e pura come la piemontese non può accettare di stare in un governo targato Schlein, alla pari con tutti quei centristi che, fino all’altro ieri, l’hanno criticata. Il suo popolo non lo comprenderebbe, così come non avrebbero senso le lacrime versate quando l’attuale presidente del M5S espulse l’“Elevato” Beppe.
In caso di un esecutivo guidato dai dem, con i pentastellati alla pari di Italia Viva, la bella dirigente sportiva avrebbe una sola strada: tornare dall’amico di sempre, Alessandro Di Battista, per dar vita a un contenitore in grado di superare il campo largo. Per intenderci, una forza che possa ancora aprire il Palazzo come la più banale scatoletta di tonno. Tra il dire e il fare c’è il mare, ma se non si prova, poi si vive col rimpianto. Ecco perché, senza un Giuseppi bis, la tentazione per la nuova paladina del mondo MeetUp c’è. Sulla stessa linea d’onda potrebbe trovarsi anche un’altra amazzone del mondo a 5 Stelle, ovvero l’ex sindaca della Capitale, Virginia Raggi. Quest’ultima vuole tornare in Parlamento, ma neanche può accodarsi a quei cespugli di centro che, per tutto il suo mandato nella Capitale, le hanno messo i bastoni tra le ruote.
Come giustificherebbe le sue posizioni agli oppositori di Gualtieri? Diverso, invece, sarebbe sposare un progetto di Dibba fuori dagli schemi consueti. Quest’ultimo non solo potrebbe essere compreso dagli scettici verso il Nazareno, ma sarebbe agevolato da una sorta di effetto Vannacci a sinistra. Consegnare al militare tutto il “popolo degli arrabbiati” significherebbe lasciare delle praterie a chi trasforma la rabbia in rivincita. Perché allora non emulare quello schema dall’altra parte dello schieramento, sfruttando le divisioni del campo largo?
Ecco perché Giuseppi, per tornare a vincere e realizzare il sogno di un suo ritorno a Piazza Colonna, ha una possibilità: tenere unite le file e soprattutto non dare le redini della formazione a nessuno, se non a sé stesso. Nel caso di un governo Schlein, con qualche dicastero di peso, la gente del Vaffa non capirebbe; peggio ancora, poi, se si optasse per un profilo tecnico modello Gentiloni. Chi voleva mandare a casa la casta tutto può accettare, tranne l’ennesimo esecutivo di professori, guidato da Gabrielli, Ruffini o qualsiasi altro democristiano. Ragione per cui l’avvocato pugliese, stavolta, dovrà giocarsi davvero l’“all in”.Accettare compromessi o l’ennesimo frutto della Leopolda significherebbe buttarsi la zavorra ai piedi. Conte lo sa bene. Ragione per cui, da quindici giorni a questa parte, sembra essere un disco rotto: tenere fuori il giglio Matteo, sin dal principio. A quello scaltro toscano, se gli dai un dito, si prende la mano. E con un Renzi in più, soprattutto, ci sarebbe un Appendino in meno.
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