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Covid e mascherine, il silenzio del “pandemicamente corretto”

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Foto: Lapresse

Matteo Cassol
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Bisogna riconoscere agli officianti del pandemicamente corretto una virtù ormai rara: la coerenza. Non dei principi, non dei fatti, nemmeno quella della scienza brandita con ardore da fatwa e trasfigurata in dogma contro ogni metodo scientifico. La coerenza del silenzio. Prima, durante, dopo, e oggi come allora: da "andrà tutto bene" a "è andato tutto bene", purché nessuno domandi come e a che prezzo. Purché non se ne parli. Né se ne scriva. Nemmeno ora che la Commissione Covid fa nomi e cognomi.

 

 

"Andrà tutto bene", dicevano. Nonostante i no vax, i negazionisti, gli anacronistici fanatici della libertà, sarebbe andato tutto bene. Quantunque una parte marcia del Paese osasse persino richiamarsi ai diritti primari dell'individuo e ai principi della Costituzione-più-bella-del-mondo finché non disturba il manovratore, sarebbe andato tutto bene grazie al Green Pass, all'obbligo vaccinale, alle autocertificazioni, al coprifuoco, al distanziamento "sociale", ai probi come l'attore che denunciava le adunate sediziose dei vicini o il giornalista-scrittore dotato di lasciapassare che fuori da un locale si bullava di aver rubato uno dei pochi posti accessibili ai reprobi privi di punturina o tampone. Sarebbe andato tutto bene grazie ai caffè bevuti in piedi ma solo a certe ore perché il virus faceva i turni, alla didattica a distanza, ai parchi giochi vietati ai bambini perché la salute fisica e mentale passa notoriamente dalla reclusione in ambienti sovraffollati e opprimenti. Sarebbe andato tutto bene grazie al bollettino perenne sui presunti "positivi" e sui morti per virus che in realtà erano di, a, da, in, con, su, per, tra, fra virus. Sarebbe andato tutto bene grazie alla bonifica dell'informazione e dei social, grazie ai virologi star in tv, grazie a grandiosi uomini al governo e alle loro conferenze stampa indisturbate. Sarebbe andato tutto bene grazie alle mascherine: in strada da soli, in auto da soli, in mare da soli, perché meglio asfissiarsi che rischiare di farsi contagiare dal marciapiede, dal cruscotto, dal plancton.

 

 

Ora le mascherine sono sparite, anche da quasi tutti i quotidiani, perché nella gestione pandemica è andato tutto bene. Ah no? Come no? Chi si permette di farlo notare? Il Tempo assieme ad altri giornali della stessa risma? Capirai. Lo suggeriscono evidenze e ripensamenti scientifico-politico-mediatici di ogni genere? Ma chi li ha visti, chi li ha sentiti. La Commissione Covid? Ma cos'è? Mai coperta. I lettori dei giornali buoni e giusti non si sono probabilmente mai imbattuti in alcunché di tutto questo. Salvo poi magari chiedersi perché su una di quelle testate sia apparsa un'intervista di un ex premier in risposta a un tema mai trattato su quelle pagine, e l'intervista ovviamente è apparsa per comunicare che è colpa di Giorgia. Grazie a Conte e alle mascherine è andato tutto bene, e se l'avvocato del popolo tornasse al potere potrebbe andare tutto bene di nuovo. Non come adesso che c'è Meloni, che ci sono commissioni, audizioni e paroloni. Ma che è questa cafonata? E infatti i giornali politicamente e pandemicamente corretti non si abbassano a simili laide facezie, non cedono all'immonda deriva di porsi e porre quesiti e magari addirittura aspettarsi risposte. Non si fanno trarre in inganno dalle faziose campagne dei fogliacci eterodiretti dalle destre. Arcuri? Chi? Ah, grande Manuelona.

 

 

Coerenza, quindi. Sì. Le domande non si facevano prima e non si fanno adesso. I dubbi non emergevano prima e non emergono adesso. Se allora è andato tutto bene, deve continuare a essere andato tutto bene anche oggi. Che a rimestare nel torbido, che non c'è, non c'è assolutamente, sia chiaro, ci pensino Il Tempo e poi Il Giornale, Libero, La Verità. Gli altri, quelli come si deve, certe cose le lasciano dove meritano. Non ce lo dicono? Censura? Macché, dannati complottisti. È buona informazione. E mettetevelo in testa: andrà tutto bene.

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