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La profezia di Meloni: "Tabù centrodestra al Quirinale si può rompere"

Foto: Ansa

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Giorgia Meloni prova a superare l'impasse del rapporto personale con Donald Trump rilanciando l'amicizia con gli Usa. Ospite di "10 minuti", la trasmissione di approfondimento di Rete4, la premier torna sullo scontro con il presidente Usa, rispondendo indirettamente alle critiche dei suoi oppositori: "Non sono antiamericana oggi, non ero inginocchiata ieri: credo che l'Occidente sia più forte unito e credo che l'Italia sia più forte in un Occidente unito". La responsabile di Palazzo Chigi batte più volte sulla franchezza dei rapporti in politica, soprattutto in quella estera, nei suoi ragionamenti. Rispetto a Trump sottolinea di essere "una persona che non si fa certamente mancare di rispetto da nessuno, come non manca di rispetto a nessuno". Ma il tema ricorre anche quando le viene chiesto del presidente della Repubblica francese: "Non ho mai litigato con Macron. Delle volte siamo d'accordo, altre no". Dimostrazione ne è il vertice Italia-Francia di Evian di pochi giorni fa, che Meloni definisce "un buon vertice". Nel quadro internazionale non manca la domanda su Mark Rutte, che ha parlato di 500 voli Usa partiti dalle basi in Italia alla volta dell'Iran. Un'uscita che ha sollevato un grande tumulto, inutile girarci attorno. Cosi come ha scatenato retroscena e dietrologie sulla necessità di certe affermazioni del numero uno del segretario generale della Nato. "Il segretario Rutte è stato approssimativo, francamente. Dopodiché, quel numero, che comprendo a molti colpisca, e un po' più basso dell'analogo numero dello stesso periodo di tutti gli anni precedenti", prova a girare la chiave di lettura Meloni. Aggiungendo che "in realtà quei voli rientrano nelle normali attività delle basi americane in Italia e noi, come abbiamo detto in Parlamento che avremmo fatto, abbiamo autorizzato ciò che era previsto dagli accordi e etico, cioè che non porta azioni offensive". Dunque, solo "attività di natura tecnica e logistica".

Meloni non si sottrae alle domande di politica interna, prima confermando la convinzione che il salario giusto sia la risposta molto più del salario minimo chiesto da una parte delle opposizioni. Così come fa capire di averci puntato davvero tante delle sue fiches politiche sul Piano casa. C'è, però, un altro tema di cui prima Meloni non aveva mai parlato cosi esplicitamente. Se vogliamo, si tratta di una "prima" quasi assoluta per l'attuale premier, che stavolta dice apertamente di puntare al Quirinale. Non per se stessa (almeno non apertamente), ma per la coalizione di centrodestra: "Tante cose sono cambiate in questi anni, non è detto che non possa essere superato anche quest'altro grande tabù di un presidente della Repubblica non di centrosinistra". Meloni ci crede, si intuisce. Anche se non rinuncia a mettere un po' di carne (politica) sul fuoco per alimentare il suo elettorato quando, a domanda se esiste un establishment che soffrirebbe questa possibilità, non solo conferma ma addirittura "raddoppia". "E vero che questa eventualità è terribile per un certo establishment". Quale sia, però, non lo chiarisce. Nel frattempo la partita per il Colle è evidentemente cominciata.

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