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L'ayatollah Conte lancia la fatwa contro Il Tempo

Daniele Capezzone
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Rieccolo. L’ayatollah di Volturara Appula, l’imam con la pochette, il predicatore del venerdì (ieri) è tornato per scagliare una scombiccherata fatwa contro Il Tempo e il gruppo Angelucci. Ma Giuseppe Conte sbaglia due volte i suoi calcoli. Primo, perché qui non si impressiona proprio nessuno: i politici (prepotenti perché deboli) passano, mentre le idee e la stampa libera restano.

Secondo, perché i grillini sperano di buttarla in caciara, di innescare una rissa o magari una sessione di lotta nel fango, per meglio nascondere il cuore della questione. Ma noi non ci caschiamo.

 

Le offese e le minacce restano irricevibili, e quindi le rispediamo al mittente. Mentre il punto vero è che lui- l’onorevole Giuseppe Conte - deve rassegnarsi e soprattutto prepararsi a essere interrogato in Commissione Covid.

Dice di aver già rilasciato interviste? Ma a noi non importa nulla. Dice di aver già risposto a qualche magistrato? Ha fatto la metà del suo dovere: voleva pure sottrarsi?

Ha questioni aperte che desidera dibattere con l’onorevole Santanchè? Ne discuta con lei, che notoriamente non le manda a dire.

 

Quanto invece a Giuseppe Conte, è il caso che finisca di scappare e di cercare scuse puerili. Al contrario, faccia quel che deve: come ogni cittadino ha il preciso dovere di fare, ove sia depositario di informazioni rilevanti, si faccia ascoltare dal Parlamento della Repubblica, risponda (se è in grado) a deputati e senatori, e la smetta di frignare.

Il Tempo proseguirà a fare la propria parte. E, per concludere, l’onorevole Conte si ricordi che l’anomalia non è rappresentata da un giornale oda tre giornali che gli rivolgono delle domande. L’anomalia - semmai - sta in tutte le altre testate scritte e radiotelevisive che, con rare eccezioni, continuano a proteggerlo.

Ma la pacchia è finita.

 

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