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Il papocchio delle nomine in Puglia: se il clientelismo diventa a norma di legge

Foto: Regione Puglia

Gianni Di Capua
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C'è un sottile capolavoro di ingegneria politica nel modo in cui la burocrazia riesce, a volte, a blindare proprio ciò che prometteva di distruggere. L'intento iniziale era nobile, quasi solenne: blindare le poltrone pubbliche dalle grinfie della spartizione partitica, eliminando alla radice ogni margine di arbitrio. L'esito reale, invece, è molto più cinico: oggi quella stessa autonomia decisionale non è scomparsa, si è semplicemente dotata di un'impeccabile armatura legale. La parabola pugliese, riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno, parte da lontano, per l'esattezza dal dicembre 2024.

Il Consiglio regionale approva allora una normativa che prometteva di fare tabula rasa delle vecchie logiche clientelari. Un testo importato (via copia e incolla) dalla Toscana e sbandierato come una svolta epocale dall'allora consigliera Antonella Laricchia. Una "rivoluzione" in piena regola, si diceva. Due anni dopo, la realtà si è incaricata di presentare il conto, dimostrando come il vecchio principio del Gattopardo — cambiare tutto per non cambiare nulla — sia sempre la stella polare della gestione del potere. Il sipario si alza con il primo decreto ufficiale firmato da Toni Matarrelli, presidente del Consiglio regionale, chiamato a indicare il membro di spettanza regionale nel collegio sindacale di Acquedotto Pugliese. Per inaugurare il nuovo corso improntato alla massima trasparenza, Matarrelli ha scelto di non guardare troppo lontano dal proprio giardino di casa. Ha pescato infatti nella sua Mesagne, individuando una figura ben nota alle cronache politiche locali: la commercialista Elisa Perez. Il curriculum della professionista si intreccia a doppio filo con la carriera dello stesso Matarrelli: Perez ha guidato il collegio dei revisori della Provincia di Brindisi negli anni in cui lui era al vertice dell'ente, oltre a collezionare incarichi tra Asl e Iacp.

Ma il vero dettaglio da novanta è un altro: alle ultime elezioni amministrative di Mesagne, che hanno consacrato il successo del Campo largo, la dottoressa Perez era schierata in lista, mentre Matarrelli risultava il consigliere più votato tra le file del Pd. Teoricamente, la nuova disciplina avrebbe dovuto imporre un iter a prova di sospetto: bandi pubblici, screening dei curricula e una concertazione collegiale dentro le commissioni consiliari. Questo, appunto, nella teoria dei codici. All'atto pratico, l'impianto normativo si è rivelato un formidabile cavallo di Troia. Il grimaldello giuridico è nascosto tra le righe del comma 26. La norma stabilisce che, qualora scada il termine per le nomine senza che l'aula abbia trovato la quadra, l'intera competenza si trasferisce automaticamente al presidente del Consiglio regionale. Il quale, a quel punto, ha carta bianca per decidere in totale solitudine, senza vincoli e senza dover chiedere il permesso a nessuno. Nessuna forzatura, nessun colpo di mano. Tutto si è svolto nel più rigido rispetto delle regole. La politica non ha rinunciato al proprio potere di scelta; ha solo scritto una legge che rende quel potere e quella discrezionalità assolutamente incontestabili.

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