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Rinasce il Terzo Polo anti Conte e Schlein. E spunta «Mr Tasse» Monti

Edoardo Sirignano
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Nasce il "Polo dei non allineati", ovvero quel "centro" in grado di smarcarsi dal campo largo di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Il battesimo del terzo polo 2.0 avviene al Teatro Parenti di Milano, dove, per la prima volta, si ritrovano sullo stesso palco la vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno, il leader di Azione, Carlo Calenda, quello del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin e una serie di ex dem e "cespugli vari", pronti a scendere in campo per un movimento diverso da quello in cui sono fuoriusciti. L’entusiasmo è alle stelle, così come i buoni propositi. 

Peccato che a battezzare la rinnovata unione o meglio a guastare la festa ci sia il solito e intramontabile Mario Monti. Come può solo parlare di area liberale quel professore che, quando è salito a Chigi, con la scusa di risanare i conti, si è distinto per nuove tasse e inasprimento di quelle esistenti, vedi Imu sulla prima casa? Anche i non addetti ai lavori ricordano l’approccio all’insegna del "rigore". Detto ciò, l’ex premier non molla e nella convention, promossa da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli, non solo si erge a padre nobile della ritrovata aggregazione, ma soprattutto emette giudizi verso chi, pur trovandosi in una situazione difficile sotto ogni punto di vista, non ha mai neanche pensato di alzare le imposte. «Non è possibile - tuona - realizzare l’Europa senza effettuare sacrifici». Non mancano, seppure in modo "velato", riferimenti espliciti alla linea "lacrime e sangue". «Pagare un costo» è la sua chiamata alle armi o meglio l’appello rivolto a chi dovrebbe rinunciare ad azioni "popolari" per un fine più nobile e alto. 

Ecco perché i ritrovatisi riformisti dovrebbero provarle tutte, tranne che farsi mettere il cappello dall’economista della pressione fiscale. Quella platea che esalta Mario Draghi o, peggio ancora, dice di riesumare progetti "tecnici", già provati e superati, non è certamente un buon auspicio per chi, invece, ha avuto il coraggio di sbattere la porta in faccia ai propri riferimenti quando si è trovato in dissenso. Altrimenti il rischio di trovarsi in una nuova Scelta Civica, partita all’otto per cento e poi finita sotto il punto percentuale, è dietro l’angolo. 

Discorso differente, invece, è puntare su ripresa, ceto medio e misure tese ad agevolare chi crea lavoro e occupazione, senza chiudere la porta in faccia a chi vuole trovare convergenze sulle proposte.  In tal senso, più di un semplice riferimento potrebbe essere la linea del segretario del partito Liberaldemocratico, Luigi Marattin: «Avremo successo - evidenzia - se collaboreremo e lavoreremo sui contenuti, non su leadership. Da molto tempo le offerte politiche in Italia non si formano più in base alla cultura o all’identità». Dello stesso parere l’eurodeputata Pina Picierno che sottolinea come Spazio Pubblico, la piattaforma che, in pochi giorni, ha raccolto ben 22 mila, debba essere innanzitutto «uno spazio pubblico nel quale discutere di cose serie». Il suo moderno europeismo non chiude allo scambio di vedute con chiunque avanzi soluzioni di buon senso. «La politica - ribadisce - è per definizione discutere. Altrimenti diventa solipsismo». 
Peccato, però, che non la pensi allo stesso modo il solito Carlo Calenda che, al posto di cercare una sintesi dice "no" a qualsiasi offerta differisca dalla sua. Basti pensare allo strano attacco sulla legge elettorale alla maggioranza. Nonostante non sia stato ancora deciso nulla, per il leader di Azione spinge «ad avere delle coalizioni infinite con dentro estremisti».

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