Scarpinato, l'ossessione del senatore M5S verso la giudice per il Sì arriva in Parlamento
L’ossessione di Scarpinato verso la giudice per il “Sì” arriva a Montecitorio. Fratelli d’Italia presenta un’interrogazione alla Camera per denunciare l’accanimento dell’onorevole pentastellato nei confronti di Anna Gallucci, magistrato di lunga esperienza che, oggi, ricopre la funzione di Pubblico Ministero a Pesaro. «Allegando il proprio tesserino da senatore - viene riportato nel quesito presentato da Antonio Baldelli, deputato di Fratelli d’Italia – avrebbe effettuato un’istanza di accesso agli atti presso il Consiglio Superiore della Magistratura, ottenendo informazioni contenute nel fascicolo personale della stessa, motivando tale richiesta con la volontà di proporre querela per diffamazione».
Peccato che tale operazione, qualora fosse confermata, solleverebbe rilevanti incongruenze, considerando che parliamo di materiale ben tutelato dall’attuale regolamentazione sulla privacy. «Le prerogative parlamentari, pur ampie – spiega l’esponente di maggioranza – non possono prescindere dal rispetto dei principi di legalità, necessità, proporzionalità e tutela della riservatezza, né possono tradursi in un accesso esplorativo o indiscriminato a documentazione contenente dati professionali e personale di terzi». La sola motivazione della necessità di presentare querela certamente non basta a giustificare la consultazione di un faldone che, come specificato dal meloniano, «non appare avere diretta pertinenza con l’accertamento del reato ipotizzato». L’eventuale carattere diffamatorio di una dichiarazione, infatti, attiene al contenuto oggettivo delle espressioni pronunciate o diffuse, ma certamente non risulta subordinato alla conoscenza di elementi relativi alla carriera o alle valutazioni professionali del soggetto cui tali dichiarazioni si riferiscono. Ragione per cui il primo partito del centrodestra chiede di verificare se l’accesso sia «avvenuto nel rispetto della normativa vigente e dei limiti imposti dalla tutela dei dati personali», nonché se quanto riportato dai vari organi di informazione corrisponda al vero.
Era, infatti, il 16 marzo, quando "Il Tempo" segnalava la fissa del grillino per la togata favorevole al cambiamento proposto dal Guardasigilli. Non bisogna dimenticare che stiamo parlando di chi si è notoriamente esposto nella campagna per la separazione delle carriere, nonché della stessa professionista finita nel mirino di una certa sinistra per la famosa intervista, rilasciata al quotidiano “La Verità”, in cui dichiarava: «Stavo indagando su tutti i partiti e la procura disse punta sulla Lega». Ragione per cui più di qualcuno ipotizza che il solito Scarpinato avrebbe provato a cercare il classico "scheletro nell’armadio" per mettere in cattiva luce quella togata che, con le sue scottanti rivelazioni, confermava il sistema denunciato da Palamara.
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