ALLARMISMI INUTILI

L’Ue vuole lasciarci nell’incertezza. Meloni sostiene famiglie e imprese

Paolo Reboani

Oggi l’Italia ha un governo stabile, credibile internazionalmente e fiscalmente responsabile. Il governo italiano non ha nessuna intenzione di deviare dal virtuoso sentiero di risanamento della finanza pubblica. Il governo italiano, però vuole agire (rapidamente e correttamente) per evitare che la sua economia (al pari di quella europea) entri in recessione e per scongiurare che lo shock energetico si ripercuota su imprese e famiglie, impoverendole. L’incertezza sugli effetti della guerra regna sovrana così come manca (colpevolmente) un chiaro quadro della situazione energetica europea. Invece di lanciare continui allarmi e produrre confusi scenari di previsione, sarebbe bene che sia fatta una operazione di verità da parte delle organizzazioni internazionali. Non si possono lasciare imprese e famiglie nell’incertezza e nelle «paure». Non si possono chiedere sacrifici senza offrire spiegazioni.

 

  

 

La Commissione Europea raccomanda prudenza, prefigura operazioni mirate e temporanee, continua a non considerare (pubblicamente) sospensioni o deroghe al Patto di stabilità e crescita, disegna una strategia basata sulla riduzione dei consumi e degli stili di vita. Una strategia confusa e poco efficace se non se ne chiariscono le vere ragioni. La stessa linea è stata espressa dal Fondo Monetario, richiamando all’ordine l’Italia perché il suo alto debito impedirebbe politiche fiscali controcicliche. Il pericolo è l’allentamento incontrollato del bilancio pubblico che, innestando una pericolosa spirale tra inflazione e salari, obblighi poi a politiche monetarie restrittive. Il cavaliere oscuro che si aggira sono i mercati finanziari. Ricordate i «Piigs»? Ora abbiamo i «Bifs» (Regno Unito, Francia, Italia), cioè i Paesi che hanno visto accrescere maggiormente i costi di finanziamento sui mercati finanziari dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente. Valutazioni che si devono respingere al mittente perché il nostro debito pubblico da tre anni viene collocato senza problemi e lo spread diminuisce costantemente.

 

 

Le centrali del pensiero economico dominante, figlie del solito pregiudizio ideologico, prevedono scenari catastrofici se solo il governo italiano allentasse i vincoli del bilancio pubblico: forse preferiscono mercati rionali deserti e imprese chiuse. Il governo italiano - per fortuna - no. L’obiettivo rimane perseguire la crescita, aiutando le famiglie e sostenendo le imprese. Dopo il primo corretto intervento generalizzato sulle accise, effettuato nell’ambito delle attuali disponibilità, la richiesta di maggiore flessibilità di bilancio avanzata a livello europeo non è per finanziare sussidi generalizzati o irresponsabili politiche fiscali bensì per garantire azioni temporanee e selettive (con effetto immediato) per le imprese più esposte allo shock energetico e le famiglie più vulnerabili. La richiesta è anche per un’azione coordinata a livello europeo, certamente più efficace. Occorre però agire con rapidità (anche se con attenzione). Percezioni e aspettative possono peggiorare all’improvviso e la recessione, quella reale, non quella dei numeri economici, può colpire rapidamente. Lo spazio di manovra si sta restringendo e nessuno, credo, vuole rimanere in balia di una crisi che quella sì costerà cara all’economia e alla società italiana (ed europea).