CRISI DI NERVI A 5 STELLE
M5S, fatwa grillina contro Il Tempo. Ecco il metodo Scarpinato per preparare le audizioni
Il Movimento 5 Stelle ha scelto la sua trincea: l’attacco frontale come arma di distrazione di massa. Invece di rispondere ai pesanti interrogativi sollevati dalle inchieste che da mesi occupano le pagine de Il Tempo in merito al dossier mafia-appalti, il partito di Giuseppe Conte preferisce puntare l’indice contro il nostro giornale. La nostra «colpa» è aver dato voce ai fatti, pubblicando stralci delle 400 pagine della richiesta di archiviazione firmata dal Procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca. Documenti che scoperchiano un sistema di relazioni, silenzi e «cortesie» istituzionali che fanno tremare il tempio della legalità a Cinque Stelle. Il quadro che emerge è quello di un cortocircuito senza precedenti. Da un lato c’è il silenzio assordante di un partito nato per aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, che per mesi ha ignorato le ombre emerse sull’inchiesta che Paolo Borsellino e Giovanni Falcone considerava la chiave di tutto; dall’altro c’è la reazione rabbiosa dello stesso partito, il M5S, contro Il Tempo nel momento in cui le intercettazioni svelano il «metodo» con cui alcuni esponenti grillini intendono i lavori della Commissione antimafia. Una questione di sostanza, che riguardala verità sulle stragi, e una di metodo, che riguarda l’uso politico delle istituzioni.
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Il cuore dello scandalo risiede in una conversazione del 18 gennaio 2024, un vero e proprio «allenamento» alla testimonianza. Protagonisti il senatore M5S, Roberto Scarpinato, e l’ex magistrato, Gioacchino Natoli, quest’ultimo oggi indagato per favoreggiamento proprio in merito alla gestione dei dossier del 1992. In quella telefonata, Scarpinato, che in Commissione dovrebbe agire come inquirente terzo, si trasforma in suggeritore, concordando con l’audito la «scaletta» delle domande per evitare inciampi. Un accordo esplicito per pilotare l’audizione ufficiale. Cosa già nota. Scarpinato: «Io ti faccio una domanda!»... «Quali erano i suoi rapporti con Borsellino? E tu mi dici...». Risponde Natoli: «No, ma... ma tu mi devi dire che ci fu un’esposizione anche del fatto che c’era stata la richiesta di archiviazione, con tutti i contenuti, eccetera eccetera... E mi devi e mi devi dire, per piacere, o mi devi mettere in condizione di spiegare, che i famosi tecnicismi di cui parla l’attuale Procuratore Generale di Cagliari erano invece la doverosa preoccupazione di un Pubblico Ministero costituzionalmente orientato il quale...». Ma la vera «chicca» che aggrava la posizione politica del Movimento, è il coinvolgimento, almeno nel racconto dei protagonisti, di un altro peso massimo del partito di Conte: l’ex procuratore nazionale Antimafia, oggi parlamentare 5 Stelle e vicepresidente della stessa Commissione Antimafia, Federico Cafiero De Raho.
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Parla Natoli: «...Oggi a proposito di coso, perciò, abbiamo i garibaldini! Cioè ci ha dire a comu si chiama... a... a... a... a Federico De Raho che se loro... si... garibaldinamente non facevano le iscrizioni nel registro degli indagati, noi... ah, sì, sì... noi che Garibaldi lo abbiamo inventato nel 1860, iscrivevamo subito come prescrive il codice le persone a carico dei quali... certo... perché? perché il termine delle indagini... sì... noi non l’abbiamo strafottuto mai, è chiaro?». Non è nostro compito entrare nel merito dell’intercettazione. Assolutamente. Ma di certo siamo di fronte a un paradosso istituzionale: un accordo che trasforma un’audizione parlamentare in una recita a soggetto; e un’inquietante intercettazione da cui emergono i nomi di due esponenti dell’Antimafia e del soggetto che la stessa commissione dovrà audire. Questo è l’ennesimo spaccato che il nostro giornale porta a conoscenza dell’opinione pubblica. Ieri, in altri articoli, abbiamo riportato un clima di forte tensione all’interno del fronte antimafia. Sono emerse, in pratica, conversazioni in cui alcuni ex magistrati, in pubblico considerati figure di riferimento della legalità, in privato hanno usato toni sprezzanti verso Paolo Borsellino, i familiari e chi continua a sostenere la validità del dossier elaborato nel 1992 («cretini», «senza neuroni», «non hanno massa critica»). L’altro ieri, invece, un’altra intercettazione ricostruisce una telefonata tra l’ex procuratore di Palermo, Gian Carlo Caselli, e l’ex pm, Gioacchino Natoli. I due commentano le pressioni e le critiche provenienti da familiari di vittime di mafia e dalla Commissione Antimafia, lasciando emergere irritazione e la sensazione di dover «incassare» attacchi da parte di figure come la stessa presidente, Chiara Colosimo. Infine, riportiamo l’attacco del M5S al nostro giornale a firma dei componenti M5S della commissione Antimafia, Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Michele Gubitosa e Luigi Nave. Tutti tranne il commissario Roberto Scarpinato. I firmatari, parlano di «volgare e mistificatoria operazione di distrazione di massa» e accusano Il Tempo di un «taglia e cuci» manipolatorio e sostengono che quelle conversazioni servivano solo a «disinnescare le manovre» di altri soggetti. Ma i fatti, ovvero i virgolettati depositati agli atti di una Procura, non mentono. Così stanno le cose.