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Elezioni 2027, è duello Meloni-Conte. Non c'è più posto per i secondi

Foto: Lapresse

Conte Max
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Bando alle ciance: la sfida in vista delle elezioni politiche nazionali che cadranno (salvo colpi di scena anticipati) nel 2027 è già cominciata e, come in ogni agonismo che si rispetti, non c’è spazio per i secondi. Il duello - è cosa ovvia - sarà ancora una volta tra il centrodestra e il centrosinistra (se da campo largo o da campo stretto è ancora da vedere). Quanto ai candidati premier, nel centrodestra il nome è quello di Giorgia Meloni, attuale presidente del Consiglio in carica e leader di Fratelli d’Italia. E nel centrosinistra? Mentre nella migliore tradizione del progressismo italiano, dopo la vittoria del no (sostenuto dal centrosinistra) al referendum sulla giustizia, impazza il dibattito sulle primarie - se, come, quando e con quali regole di ingaggio farle - una figura s’avanza come frontman: quella del leader dei 5 Stelle, Giuseppe Conte. Se da un lato infatti l’ex premier parla delle primarie invocandole con insistenza e mettendo in imbarazzo il Pd per la fretta, dall’altro - quello più di sostanza - si muove come il candidato in pectore dello schieramento progressista. Lo fa utilizzando varie modalità comunicative e politiche.

 

 

Anzitutto polemizzando quotidianamente con le scelte della premier Giorgia Meloni, dalla politica estera alla politica economica, il che è un modo per dipingersi come il più anti-Meloni del centrosinistra. In una politica, come quella attuale, dove il ruolo della leadership è fondamentale per vincere, Conte si atteggia ogni giorno a leader. Altro aspetto, altrettanto rilevante: il capo pentastellato non perde occasione per rammentare a tutti che è già stato presidente del Consiglio e che la sua esperienza sarà fondamentale per battere gli avversari politici. In questa strategia contiana c’è spazio persino per un nuovo libro, che uscirà il 14 aprile, una via di mezzo fra una biografia e un racconto delle sue visioni politiche. Il titolo è emblematico: «Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia». Sulla copertina campeggia ovviamente lui, in cravatta e camicia, con un’espressione seria ma anche rassicurante. Se poi guardiamo ai termini scelti per il titolo, si notano cose interessanti. La primavera è aggettivata con nuova (come se l’era di Conte al governo fosse stata una primavera, sigh!). La storia è invece aggettivata con «mia» (cioè la sua) mentre i valori diventano «nostri» e la sfida per l’Italia «progressista». L’intento è chiaro: Conte sembra voler dire agli elettori del Partito democratico: sono io il candidato, l’uomo che serve per battere la Meloni.

 

 

In tutto questo, con Conte che fa il candidato, la leader del Partito democratico Elly Schlein diventa seconda nella sfida politica alla Meloni. E in politica, secondo (o seconda) non datur. Se accetterà di restarlo è una scelta che riguarda la Schlein e il suo partito, il Pd (che, dati elettorali recenti alla mano, ha assai più voti del Movimento 5 Stelle). Una cosa però è certa: nel centrosinistra c’è spazio per un solo leader e non per due e oggi quello spazio l’ha occupato Giuseppe Conte. Che parla, dichiara, scrive. Si muove e agita il dibattito. E, come ripeteva il politico e diplomatico francese Talleyrand (che di potere se ne intendeva visto che ha attraversato la monarchia di Luigi XVI, la rivoluzione francese, il periodo di Napoleone Bonaparte e pure il dopo) «in fondo la politica non è altro che un certo modo di agitare il popolo prima dell’uso». Con o senza primarie.

 

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